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“Se l’Europa vuole tenere testa a Usa, Russia e Cina deve dotarsi del Nucleare”: il realismo preventivo di Massimo Fini

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Basta inseguire la Nato. L’Europa è suddita degli Usa. La linea giusta è l’equidistanza

“Al G7 non s’è fatto altro che parlare di multilateralismo, di stretta alleanza fra “le due sponde dell’Atlantico”“, ma “il “multilateralismo” non è altro che la conferma della sudditanza europea nei confronti degli Stati Uniti. Sudditanza di cui la Nato è stata strumento essenziale per mantenere l’Europa in uno stato di minorità, militare, politica, economica e alla fine anche culturale”. A scriverlo, in un commento pubblicato sul Fatto quotidiano di oggi, è il giornalista Massimo Fini, che sostiene che l’Europa dovrebbe smetterla di seguire le politiche dettate dalla Nato e dagli Usa.

Secondo quanto scrive Fini, al G7 è stata ventilata la candidatura di Mario Draghi a segretario della Nato. “Draghi andrebbe a fare la bella statuina perché la Nato è un organismo nelle piene mani degli americani che, per coprire in qualche modo questa realtà, fanno nominare segretario un norvegese, come l’attuale Jens Stoltenberg, o un danese o comunque il rappresentante di un paese che nell’ambito Nato non conta nulla”, scrive il giornalista.

“Il lato favorevole della faccenda”, prosegue, “è che ci libereremmo di Draghi come premier che è riuscito a far peggio del bistrattatissimo Conte. La confusione sui vaccini è stata massima. Ma la cosa più grave è di aver voluto, per accontentare il generale Figliuolo, esaurire a tutti i costi le scorte di Astrazeneca dandole ai giovani che, in quanto tali, col Covid non rischiavano nulla. Cioè per un motivo economico s’è messa a rischio, sia pur marginale, la salute di una parte della popolazione, mentre tutto lo sforzo di Conte è stato quello di mettere la salute in primo piano ai danni dell’economia”.

“Ma il problema non è questo”, aggiunge Fini. “Il problema è che cosa ci facciamo noi Italia nella Nato. È in forza della Nato che abbiamo seguito l’avventurismo americano in Afghanistan, in Iraq e in Libia dove a tutto avevamo interesse (ce l’avevano i francesi) tranne che a defenestrare il colonnello Gheddafi”.

“Né si vede poi perché noi dovremmo essere vicini all’America, che come minimo è un competitor economico sleale, e invece avversi alla Russia e all’Iran”, prosegue il giornalista. “Con i russi non abbiamo materia di contendere, ci sono utili a fini energetici, ci sono più vicini geograficamente e culturalmente perché Dostoevskij, Tolstoj, Gogol e gli altri appartengono all’Europa. Né materia di contendere c’è con l’Iran con cui abbiamo sempre avuto ottimi rapporti economici prima che gli americani ce lo impedissero”.

L’autore sposa piuttosto la linea di “equidistanza” dalle altre grandi potenze, promossa dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, che comporterebbe però la creazione di un esercito europeo e la rimozione del divieto per la Germania di avere l’arma atomica. “La mia formula è da sempre questa: un’Europa politicamente unita, neutrale, armata e nucleare, non per aggredire alcuno ma per avere, autonomamente, il deterrente necessario per impedire che altri aggrediscano noi”, conclude Fini.

Leggi anche: Vertice Nato, i leader: “Da Cina e Russia minacce alla sicurezza”. Draghi: “Riaffermare alleanza con Usa”

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