AfD cambia rotta sull’Europa: ecco il piano per riscrivere dall’interno le regole dell’Ue e dell’euro
L'estrema destra tedesca ha abbandonato l'idea di un'uscita immediata dall'Unione e dalla moneta unica. Ma punta a smantellare le istituzioni comunitarie, senza rinunciare all’opzione di referendum per staccarsi da Bruxelles
Alternative für Deutschland (AfD), il partito di estrema destra in testa ai sondaggi in Germania, ha cambiato la propria politica nei confronti dell’Unione europea, rinunciando all’idea di un’uscita immediata dall’Unione e dall’euro una volta al governo, proponendo invece uno smantellamento di fatto delle istituzioni comunitarie dall’interno, che, se non dovesse riuscire, porterebbe comunque Berlino a un referendum in stile Brexit.
Il piano, secondo indiscrezioni pubblicate dal settimanale tedesco Die Zeit e dal portale statunitense Politico, sarà presentato proprio al Parlamento di Bruxelles, segnando una svolta in vista delle elezioni europee e federali del 2029, individuate da AfD come il vero appuntamento con la storia. Allora il partito di estrema destra potrebbe conquistare la maggioranza in Germania, arrivare alla cancelleria e stringere alleanze con altri movimenti sovranisti al governo nel resto d’Europa per riscriverne le regole dall’interno.
Una “confederazione di Stati sovrani”
Il documento programmatico, intitolato “Il nostro nuovo Patto per l’Europa”, è stato discusso il 29 settembre scorso in una riunione tra deputati europei, parlamentari del Bundestag e rappresentanti regionali di AfD e sarà presentato presto all’Eurocamera dalla co-leader del partito, Alice Weidel.
Il testo delinea una riorganizzazione radicale dell’Unione. L’obiettivo dichiarato, infatti, non è più l’uscita immediata della Germania dall’Ue e dall’euro, come finora promesso da AfD ai propri elettori, ma una metamorfosi dell’Unione europea in una ben più vaga e flessibile “confederazione di nazioni sovrane”, concentrata quasi esclusivamente sul mercato unico, sulla protezione delle frontiere esterne, sulla lotta alla criminalità transfrontaliera e sulla cooperazione in materia di sicurezza.
Il piano non risparmia alcun organo fondamentale dell’architettura comunitaria. La proposta più dirompente riguarda l’abolizione dell’elezione diretta dei rappresentanti al Parlamento europeo, che verrebbe sostituito da un’assemblea di delegati nominati direttamente dai singoli Parlamenti nazionali. “Ogni rappresentanza popolare nazionale sceglierà i propri delegati in base ai rapporti di maggioranza del proprio Paese, portando così la legittimazione democratica direttamente nel lavoro degli organismi europei”, si legge nel documento strategico citato dal settimanale tedesco Die Zeit. Non va meglio alla Commissione europea, che verrebbe spogliata di ogni iniziativa politica e ridotta a un semplice organo amministrativo dell’Ue. Sui temi economici e di bilancio, infatti, la linea del partito tedesco di estrema destra si fa ancora più dura. AfD intende azzerare i poteri della Commissione sulle imposte come l’IVA o le tasse sulla plastica, imponendo un tetto massimo alle spese e minacciando di utilizzare il potere di veto per bloccare i finanziamenti futuri o congelare i contributi tedeschi all’Ue, se queste richieste di riforma venissero respinte. Dalle ricostruzioni del portale statunitense Politico emerge, infatti, la chiara volontà chiara di AfD di condizionare le decisioni finanziarie di Bruxelles tramite un vero e proprio ricatto contabile.
L’estrema destra tedesca propone inoltre la previsione di clausole di esenzione e deroghe su misura (i cosiddetti opt-out già in vigore su vari dossier per Danimarca, Irlanda e Polonia) in materia di immigrazione, fisco, politiche sociali, difesa e debito comune, estendendole, nel caso della Germania, anche alle politiche ambientali, agricole e industriali qualora non si registri un’inversione di marcia sul Green Deal.
Il quadro si completerebbe poi con la sostituzione della Corte di Giustizia dell’Unione europea con un tribunale arbitrale intergovernativo, con l’azzeramento delle agenzie europee e con un rigido blocco del personale. Ma le novità non finiscono qui, perché AfD promuove anche riforme sostanziali della moneta unica.
La rivoluzione del sistema monetario
Il documento interno del partito di estrema destra in testa ai sondaggi in Germania “accusa” l’euro di soffrire di “gravi squilibri strutturali”. Pur rinunciando a un abbandono immediato della moneta unica, AfD pretende infatti una profonda revisione del sistema con lo stop al finanziamento indiretto degli Stati da parte della Banca centrale europea, la compensazione dei saldi Target2 e l’introduzione di una procedura d’insolvenza per i Paesi membri, con l’intento di ripristinare il principio di responsabilità individuale. In più, con l’estrema destra al governo, la Germania pretenderebbe un peso di voto proporzionale alle sue dimensioni economiche all’interno della Bce, cancellando, ad esempio, il progetto dell’euro digitale.
Questa svolta tattica trova nuova forza nelle recenti affermazioni elettorali di AfD nei Länder della Sassonia-Anhalt e del Mecklemburgo-Pomerania Anteriore, ma s’inserisce in un quadro continentale molto più ampio. Solo la settimana scorsa, la leader dell’estrema destra francese Marine Le Pen, favorita a succedere a Emmanuel Macron all’Eliseo, ha fatto tappa a Bruxelles per illustrare la sua visione nel caso riuscisse a diventare presidente della Francia, promettendo di dimezzare i contributi di Parigi all’Unione e di trasformare la Commissione Ue in un mero segretariato. “La Commissione europea vuole trasformarsi in uno Stato, noi no”, ha detto la leader del Rassemblement national. “Quindi ci metteremo di traverso sulla sua strada”.
Tra la spinta dell’AfD e le convergenti posizioni dell’estrema destra transalpina, che però ha più volte dichiarato di non volere alcuna alleanza con i “colleghi” tedeschi, la scadenza del 2029 rischia di trasformarsi in un’occasione perfetta per ribaltare gli equilibri di potere a livello continentale e per raggiungere quella che il piano che presenterà Alice Weidel definisce una “maggioranza patriottica” al Parlamento europeo. Ma se, di fronte alla resistenza delle cancellerie continentali, questo tentativo di ristrutturazione dell’Ue dall’interno dovesse fallire, la minaccia finale resta comunque di indire un referendum in Germania sull’uscita dall’Unione europea e dall’euro.