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L’attentatore di Manchester era noto ai servizi di sicurezza britannici

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Salman Abedi sarebbe andato di recente in Libia e Siria. Secondo la ministra degli Interni britannica non avrebbe agito da solo

L’attentatore suicida che ha ucciso 22 persone nell’attacco kamikaze alla Manchester Arena di Manchester, nel Regno Unito, era conosciuto ai servizi di sicurezza britannici e probabilmente non ha agito da solo. A spiegarlo è la ministra degli Interni del Regno Unito Amber Rudd.

L’uomo è stato identificato come Salman Abedi, 22 anni, nato a Manchester ma di origini libiche.

La polizia della città inglese il 23 maggio ha comunicato che le 22 vittime sono state identificate e le loro famiglie sono state avvisate. 

“Sembra possibile che non abbia fatto tutto da solo, quindi la polizia sta cercando di ottenere tutte le informazioni che sono necessarie per la sicurezza”, ha detto Rudd alla Bbc radio

Il giornale britannico Times ha rivelato che l’attentatore era tornato da poco da un viaggio in Libia. “Era partito per la Libia tre settimane fa ed era tornato di recente, da qualche giorno”, ha raccontato un amico di Abedi al quotidiano. 

Gli investigatori britannici hanno comunicato alle autorità francesi che l’attentatore di Manchester ha probabilmente viaggiato in Siria, secondo quanto affermato da Gerard Collomb, ministro degli Interni francesi.

“A oggi sappiamo solo quello che gli investigatori britannici ci hanno detto: qualcuno di nazionalità britannica, originario della Libia, che si è radicalizzato improvvisamente dopo un viaggio in Libia, probabilmente anche in Siria, ha deciso di eseguire l’attacco”, ha affermato Collomb alla televisione Bfmtv.

Il giornale Libya Herald ha fornito invece qualche dettaglio su Ramadan Abedi, padre dell’attentatore. È un “federalista della Cirenaica che vuole la decentralizzazione e più poteri per un’autorità regionale dell’est” della Libia “ma non sembra abbia alcuna idea religiosa estremista”. Il sito libico spiega che lo stesso viene detto anche dello stesso Salman Abedi. 

L’agenzia di stampa Associated Press ha sentito al telefono il padre del presunto attentatore kamikaze che al momento si trova a Tripoli. Ramadan Abedi ha detto di aver parlato con suo figlio cinque giorni prima dei fatti e ha detto che era pronto a visitare l’Arabia Saudita. A detta dell’uomo, il ragazzo sembrava “normale”. “Noi non crediamo nell’uccisione degli innocenti. Non è quello che facciamo”, ha aggiunto, sostenendo di fatto l’innocenza di Salman.

Ramadan Abedi ha confermato anche l’arresto dell’altro suo figlio, Ismail, considerato coinvolto nell’attentato del 22 maggio alla Manchester Arena. 

Sull’origine della famiglia, il Libya Herald spiega che il cognome Abedi è una variazione di Obaidi, derivante dalla tribù Obaidat, insediata nelle aree di Tobruk e Gubba, nell’est della Libia.

Le autorità sanitarie britanniche hanno intanto comunicato che circa 20 persone sono ancora in condizioni critiche dopo l’attacco di Manchester. Alcuni di loro soffrono di danni agli organi principali e agli arti.

“Abbiamo in cura 64 persone, di questi circa 20 stanno ricevendo trattamenti critici”, ha riferito il capo dell’ufficio per la salute di Manchester.

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