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Armi chimiche in Siria, l’Occidente cerca le prove nei corpi delle vittime dell’attacco a Douma

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Almeno 100 persone sono morte nell'attacco su Douma. Credit: AFP/ABDULMONAM EASSA /Getty Images)

I servizi di intelligence stanno cercando di portare fuori dalla città in modo clandestino i cadaveri per verificare se sono stati vittima di armi chimiche

Le intelligence dei paesi occidentali sono al lavoro per indagare sul presunto attacco con armi chimiche a Douma, in Siria.

Il quotidiano britannico The Guardian racconta di come Stati Uniti, Regno Unito e Francia stiano cercando di portare fuori dalla città in modo clandestino i cadaveri per verificare se sono stati vittima di armi chimiche.

Sabato 7 aprile 2018 Douma è stata bersaglio di un raid nel quale sono morte almeno 100 persone e altre 500 sono rimaste ferite. Secondo alcune organizzazioni umanitarie che operano in Siria, nell’attacco sono state utilizzate armi chimiche.

Il raid ha suscitato la dura reazione degli Stati Uniti. Il presidente americano, Donald Trump, ha parlato di “attacco atroce” e ha accusato la Russia e l’Iran, ritenuti responsabili per il sostegno al presidente siriano Bashar al-Assad, definito un “animale”.

Trump ha annunciato che “ci sarà un alto prezzo da pagare”. Gli Stati Uniti stanno valutando seriamente un intervento militare in Siria.

La Russia, così come il governo siriano, nega che a Douma sia stato fatto uso di armi chimiche.

Mosca ha anche avvertito Washington che qualsiasi missile che sarà lanciato contro la Siria sarà abbattuto e ha esortato gli Stati Uniti a colpire i terroristi, anziché il governo di Assad.

La tensione tra USA e Russia è alle stelle. Qui tutti gli ultimi aggiornamenti

Il The Guardian rivela che nei giorni successivi all’attacco su Douma i tecnici dei servizi di intelligence occidentali hanno esaminato le immagini satellitari, le intercettazioni radio e le traiettorie di volo per cercare di stabilire cosa è successo e per capire se sono state effettivamente utilizzate armi chimiche.

Lungo il confine tra Siria e Giordania le rotte di contrabbando sono molto battute. Agenti statunitensi, britannici e francesi cercano di ottenere le prove che nel raid si sia fatto uso di gas nervino, cloro o di altre armi vietate dalle convenzioni internazionali.

Le intelligence cercano di portare fuori da Douma dei i corpi delle vittime, ma anche campioni prelevati dai superstiti, per esaminarli.

Secondo un funzionario, le analisi su sangue e urina potrebbero stabilire entro una settimana se sono state utilizzate armi chimiche.

Il funzionario ha sottolineato che le sostanza come il gas nervino degradano molto rapidamente e dunque è fondamentale un accertamento de fatti tempestivo.

Le intelligence occidentali hanno ricostruito ciò che, secondo loro, è accaduto il 7 aprile 2018 a Douma, ultima roccaforte ribelle nel governatorato di Damasco.

Secondo la ricostruzione, una bomba contenente cloro e gas nervino è stata sganciata da un elicottero siriano decollato dalla vicina base aerea di Dumayr.

La traiettoria di volo è stata mappata. Il giorno precedente aerei siriani e russi avevano effettuato bombardamenti sull’area, mentre le forze di terra cercavano di irrompere senza successo nella città.

Le truppe russe sono entrate a Douma martedì 10 aprile 2018 e hanno ispezionato il luogo dell’attacco.

Nel conflitto siriano più volte il regime di Assad è stato accusato di aver effettuato attacchi con armi chimiche. L’ultimo episodio, prima di quello di Douma, risale al 6 marzo 2018.

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