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Sei anni dopo il terremoto di Haiti

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In attesa delle elezioni per un nuovo presidente, l'isola patisce ancora gli effetti del terribile sisma del 2010, che causò la morte di quasi 250mila persone

Sono passati sei anni dal 12 gennaio 2010, quando l’isola di Haiti fu teatro di un terremoto devastante, il più forte mai registrato nell’emisfero occidentale, con una magnitudo di 7 gradi della scala Richter.

La scossa fu letale per circa 250mila persone, un numero ancor più catastrofico se si pensa che il Paese contava complessivamente meno di 10 milioni di abitanti.

Furono necessarie settimane affinché tutte le vittime furono recuperare dalle squadre di soccorso, locali e internazionali, giunte per liberare dalle macerie chi era rimasto intrappolato dal crollo degli edifici.

Il sisma non fu l’ultima delle sciagure per l’isola caraibica, visto che quasi 10mila persone morirono nel periodo successivo alla scossa per un’epidemia di colera.

Gli aiuti umanitari internazionale hanno sicuramente portato benefici sostanziali al Paese, con molti donatori internazionali che hanno avviato missioni di soccorso e sviluppo.

Miliardi di dollari sono stati investiti nella ricostruzione delle aree colpite, ma nonostante i sei anni trascorsi, l’impegno profuso e la somma esorbitante di denaro investito, la ricostruzione di Haiti non è certo giunta a conclusione.

Se le zone più benestanti di Port-au-prince, capitale dello stato, non presentano ormai segno di ciò che avvenne, basta uscire di pochi chilometri per incontrare intere famiglie che vivono ancora in edifici pericolanti o in tendopoli ai bordi delle strade.

Si stima che siano più di 80mila gli sfollati che abitano tuttora in alloggi precari, e il 67 per cento di questi non ha accesso ai bagni pubblici.

A sei anni dal terremoto, Haiti affronta oggi un altro problema di natura politica: il 12 gennaio 2015, un anno fa, è scaduto il mandato del governo del presidente Michel Martelly, eletto nel 2010, e le elezioni (rimandate per tre anni) che si sono svolte ad agosto hanno generato gravi violenze tra i cittadini di opposte fazioni. Diversi gruppi di attivisti politici rivali hanno in quell’occasione attaccato i seggi, nonostante i 12mila agenti di polizia incaricati di monitorare il corretto svolgimento delle operazioni di voto.

Il 4 novembre è stato poi ucciso un uomo nella comunità di Dame-Marie, nell’estremo ovest del Paese, in seguito alla diffusione dei risultati del secondo turno delle elezioni del 25 ottobre.

Dopo le proteste per i presunti brogli, il ballottaggio per l’elezione del presidente è stato fissato per domenica 17 gennaio. In quest’occasione si sfideranno l’erede di Martelly, Jovenel Moïse, e il rappresentante dell’opposizione, Jude Celéstine.

Moïse rappresenterà il Parti Haitien Tet Kale, mentre Célestin è a capo del partito Alternative League for Progress and Emancipation of Haiti (Lapeh).

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