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Smart working, firmato il decreto: cosa cambia dal 1° settembre

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Smart working, firmato il decreto: cosa cambia dal 1° settembre

Cambia ancora lo smart working, con il ritorno agli accordi individuali dal 1° settembre. A partire dal prossimo mese infatti, le aziende non potranno più accedere allo smart working in maniera unilaterale, come avvenuto durante l’emergenza Covid-19, ma saranno di nuovo necessari accordi individuali con i lavoratori, previsti dalla vecchia disciplina.

Con la fine di agosto scadrà inoltre il diritto al lavoro agile per fragili e genitori di minori di 14 anni, dopo la mancata proroga nel decreto Aiuti bis di inizio agosto.

Un parziale ritorno al vecchio regime per il lavoro a distanza, compensato da una semplificazione nelle comunicazioni. A rimanere in vigore sarà infatti la modalità semplificata di trasmissione degli accordi, già prevista durante l’emergenza, che consentirà alle aziende di comunicare al ministero solo gli estremi dei lavoratori che lavorano da remoto, senza dover trasmettere le copie di ogni singolo accordo individuale. Un’agevolazione prevista da un decreto emanato dal ministero del Lavoro, che attua quanto previsto nel dl Semplificazioni.

“Si tratta di una importante disposizione che rende strutturale la semplificazione del lavoro agile”, ha sottolineato il ministero in una nota riguardo il provvedimento, che consentirà alle aziende di comunicare “in via telematica al ministero i nominativi dei lavoratori e la data di inizio e di cessazione delle prestazioni di lavoro in modalità agile”.

‘’È un primo passo con il quale si rendono più semplici gli obblighi di comunicazione relativi al lavoro agile, anche alla luce dell’esperienza maturata durante la pandemia”, ha aggiunto il ministero. “L’esigenza di semplificazione degli obblighi di comunicazione nasce dalla necessità di rendere strutturale una procedura già ampiamente sperimentata nel periodo emergenziale in considerazione di un sempre maggiore utilizzo di questa modalità di svolgimento del lavoro”, ha commentato il ministro Andrea Orlando. ‘In questo modo si snelliscono le procedure per i datori di lavoro e non si aggravano gli uffici ministeriali di adempimenti amministrativi ritenuti non necessari”.

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