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Reddito di cittadinanza: ecco cosa succede a chi non risponde all’sms dell’Inps sull’integrazione dei documenti

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Il presidente dell'Inps Tridico: "Chi non risponde perde il sussidio finché non integra la domanda"

Reddito di cittadinanza: chi non risponde all’sms dell’Inps perde il sussidio

I beneficiari del reddito di cittadinanza che non rispondono all’sms ricevuto dall’Inps sull’integrazione dei documenti perderanno il diritto al sussidio. L’avvertimento arriva direttamente dal presidente dell’Istituto di Previdenza sociale, Pasquale Tridico.

“Chi non integra la documentazione vedrà il sussidio sospeso”, spiega Tridico in una comunicazione inviata a tutti i percettori di reddito di cittadinanza e pensione di cittadinanza. “Poi, quando arriverà l’integrazione”, queste persone “riprenderanno a percepire il sussidio senza gli arretrati”.

L’sms a cui si riferisce il presidente è stato inviato dall’Inps lo scorso 4 ottobre: nel messaggio si ricordava che, a partire da quel giorno, è possibile integrare la propria domanda di sussidio con la nuova documentazione richiesta.

La richiesta riguarda le prime domande di reddito che sono state presentate, a partire dal 6 marzo 2019, utilizzando un modello che è stato poi cambiato in seguito alle modifiche di legge. Gli sms inviati dall’Inps sono stati 519.586 e nelle prime 24 ore sono arrivate 114.352 integrazioni.

“Si tratta di un risultato importante per un’istituzione pubblica che dimostra di avere una potenza telematica importante” ha sottolineato Tridico.

Reddito di cittadinanza: perché serve l’integrazione

Le prime domande di reddito di cittadinanza, a marzo 2019, sono state presentate utilizzando un modello che successivamente, ad aprile, è stato cambiato. Si è passati a un regime transitorio, stabilendo che il beneficio potesse essere erogato per un periodo non superiore a sei mesi anche in assenza della nuova documentazione richiesta.

Le domande presentate a marzo e accolte sono state conseguentemente poste in pagamento fino a settembre. Da ottobre 2019 occorre però allineare il contenuto delle dichiarazioni rese da chi ha presentato la domanda nel mese di marzo a quello previsto dalla Legge di conversione.

Gli interessati sono stati avvertiti di questa possibilità dall’Inps tramite sms o email.

I nuclei familiari interessati potranno integrare le dichiarazioni di responsabilità presentate in domanda collegandosi al link indicato (clicca qui), per il quale non è richiesto il PIN. Il collegamento alla pagina rimarrà sempre attivo.

Reddito di cittadinanza, il pagamento di ottobre potrebbe arrivare in ritardo

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