Tridico: “Mio padre ha iniziato a parlare dopo di me. Io? Figlio del welfare: senza stato sociale laverei padelle in Germania”

Di TPI
Pubblicato il 22 Mag. 2019 alle 11:55 Aggiornato il 23 Mag. 2019 alle 09:57
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Immagine di copertina
Pasquale Tridico, presidente dell'Inps. Credit: ANSA/CLAUDIO GIOVANNINI

“Mio padre? Ha iniziato a parlare dopo di me”. In una intervista a Panorama Pasquale Tridico, presidente dell’Inps, racconta per la prima volta la sua storia, e si autodefinisce “un figlio del welfare”. Subito dopo spiega la sua affermazione così: “Sono figlio di un padre analfabeta che come cantava De Gregori faceva il guardiano di mucche, non sapeva né leggere e né scrivere e che per buona parte della sua vita è stato sordomuto”. “Nel paese della Calabria dove siamo nati”, aggiunge il presidente dell’Inps, “veniva considerato un ritardato”.

Il racconto di Tridico inizia quando, proprio grazie alla mutua e ad una consapevolezza raggiunta grazie alla studio dei figli, suo padre riesce a cambiare la sua condizione.

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“Sono nato nel 1975. Ma nel 1979 – racconta, rievocando la sua infanzia – lo stato sociale entra per la prima volta nelle nostre vite”. Il motivo? “La mia sorella maggiore primogenita, vent’anni più grande di me, con grandi sacrifici, arriva a Salerno per fare l’università, si laurea”.

La svolta a casa è figlia di questo progresso individuale: “Mentre studia, mia sorella scopre che la sindrome di mio padre è curabile, e che la mutua poteva passargli (addirittura gratis!) un apparecchio acustico”.

Papà Tridico ottiene la sua protesi e questo gli cambia la vita: “Recupera l’udito e persino la parola, anche se, per tutta la vita, parlerà come un bambino”. Ma non è finita: “Un altro mio fratello, il secondo, va a studiare a Torino. Dove scopre che c’è possibilità del ‘collocamento obbligatorio’ (noi non lo sapevamo!) per le persone come lui”.

E così il secondo fratello convince il padre a fare domanda da bidello in una scuola di Torino: “La presenta lui. Papà”, racconta il presidente dell’Inps, “ottiene il posto nel 1981, e ci trasferiamo tutti li”.

Un viaggio non privo di traumi, che Tridico ricorda così: “In Calabria ero il primo della classe, a Ferriera, in periferia, divento l’ultimo. Per l’accento, forse, per le inflessioni dialettali, non so: diventavo a tutti gli effetti ‘un terrone’. Per integrarsi bisogna avere anche fortuna”.

Così il figlio minore della famiglia emigra di nuovo, questa volta al contrario: “Dopo due anni io e mia madre torniamo in Calabria. Due case, due città. Grandi spese”. E alla fine anche il minore è chiamato a dare il suo contributo economico al bilancio familiare: “A partire dai miei 15 anni, per quattro mesi all’anno, faccio vacanze-lavoro in Germania. Da solo, senza adulti, con un altro mio cuginetto, della mia età”.

Tridico parte per Monaco con il cugino Ottavio. Il primo viaggio all’estero della sua vita. Non poteva espatriare da solo, perché aveva meno di 16 anni. Li accompagna un altro cugino più grande. Che però si accorge di aver dimenticato il documento: e torna indietro.

Così il viaggio diventa una piccola odissea: “A Bressanone il controllore prende le nostre carte di identità e ci dice: ‘Dovete scendere!’”. I due minori lo fanno. Ma con il trucco: “Appena vediamo la divisa che passa di vagone, spiando dai finestrini, traversiamo la ferrovia strisciando sotto il treno tra un vagone e l’altro”.  Non è finita: “Giriamo intorno alla carrozza”, racconta Tridico”, risalendo in quella che aveva già controllato. Videro tutti, ma per fortuna nessuno ci denunciò”.

In Germania, per quattro anni, il futuro presidente dell’Inps lavora in cucina al Bellaroma di Monaco: “Primo anno lavapiatti. Secondo anno lavapadelle, posto privilegiato e ambito perché ce ne sono meno. Terzo anno: un pacchia: le insalatiere, non ti sporchi”. In sala ci arriva solo al quarto anno, “perché a servire c’erano quelli del Nord, che parlavano le lingue”.

A ventuno anni finisce l’avventura tedesca: “Vado all’università e trovo un lavoro da animatore, e poi coordinatore nelle colonie estive con l’associazione Aquilone”.  Come Di Battista? Tridico ci ride su: “Si, ma lui al mio confronto era una rockstar. Per me uscire dal ristorante era una vacanza”.

Ecco perché il futuro professore di Economia conclude: “Se non avessi avuto questa vita di lavoro alle spalle non mi sarei messo a studiare il reddito, non avrei desiderato realizzarlo con tanto forza. Tuttavia, conclude Tridico nella sua intervista, “se quando pubblicai il primo saggio scientifico, nel 2014, qualcuno mi avesse detto che cinque anni più tardi sarei stato a capo del soggetto che erogava il reddito avrei chiamato l’ambulanza per farlo ricoverare”.

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