Manovra, un bonus per i figli potrebbe sostituire gli 80 euro di Renzi

Il governo punta a riordinare le misure per la famiglia

Di Marco Nepi
Pubblicato il 7 Ott. 2019 alle 07:40 Aggiornato il 8 Ott. 2019 alle 19:35
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Manovra, un bonus per i figli

Un bonus per i figli a carico potrebbe sostituire gli 80 euro introdotto dal governo di Matteo Renzi nel 2014: è l’ultima ipotesi che spunta sulla manovra economica che in queste settimane l’esecutivo Conte bis deve mettere a punto.

Come racconta il quotidiano Repubblica oggi la proposta è quello di giungere a una dote unica e semplice, un assegno o una detrazione, mensile, erogata senza vincoli e solo perché ci sono figli. La nuova misura dovrebbe incorporare e rafforzare bonus e assegni che oggi vengono disseminati a pioggia e che non sempre si rivelano efficaci, con platee ristrette e quasi mai coincidenti.

La proposta originaria del Pd prevedeva 9 miliardi di euro aggiuntivi ad assegni familiari e riordino bonus, e un tetto di reddito a 100 mila euro lordi annui. Una misura da 240 euro al mese fino a 18 anni e poi 80 euro fino a 26 anni, se ancora a carico.

Il Forum delle Famiglie propone invece di usare anche il bonus Renzi, che vale circa 9,5 miliardi, da sommare ad assegni, bonus e detrazioni. Si arriverebbe così a un totale di 30 miliardi. Anche in questo caso la proposta non sarebbe vincolata a parametri economici. Verrebbero dati 250 euro a regime per ogni figlio a prescindere dal livello di reddito, fino a 18 anni all’inizio, poi fino a 26.

Bonus figli, l’ipotesi

È quest’ultima la soluzione che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a quanto pare sta prendendo in maggiore considerazione.

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L’operazione che riordinerebbe tutte le misure per la famiglia sarebbe da 30 miliardi e a costo zero per lo Stato.

Nel dettaglio, spiega ancora Repubblica, si tratta di redistribuire il bonus da 80 euro, destinato oggi a 10 milioni di lavoratori dipendenti con un reddito annuo tra gli 8 mila e i 26 mila euro, alle famiglie e ai loro 10 milioni di bambini e ragazzi sotto i 18 anni. Questo inizialmente. Poi si dovrebbe salire fino ai 26 anni.

Certamente un terzo di coloro che oggi ottengono il bonus Renzi, 2,8 milioni di persone, potrebbero perdere il beneficio.

Sul fronte politico il premier Conte potrebbe giustificare il piano con l’esigenza di combattere la denatalità.

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