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Come cambia il reddito di cittadinanza dopo il voto del Senato

Di Daniele Nalbone
Pubblicato il 26 Feb. 2019 alle 12:01 Aggiornato il 21 Apr. 2019 alle 16:18
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Un’altra serie di ememendamenti presentati al Senato è stata approvata nella prima votazione prevista nella giornata di martedì 26 febbraio. E il reddito di cittadinanza cambia, ufficialmente, di nuovo.

Tutto come previsto. In prima fila la stretta sui cosiddetti “furbetti del divorzio”: via libera a maggiori controlli della polizia locale per controllare se i cambi di residenza richiarati siano effettivi.

Confermata la misura per limitare ulteriormente la platea dei cittadini extracomunitari aventi diritto: dovranno presentare anche la certificazione dei redditi e lo stato di famiglia – in lingua italiana – rilasciati dallo Stato di nascita. Documenti che dovranno poi essere “legalizzati” dagli uffici consolari italiani.

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Niente controllo delle spese effettuate: la decisione è stata presa per non entrare in conflitto con le obiezioni del Garante per la privacy. Di fatto saranno controllati solo gli importi spesi ogni mese e non gli acquisti effettuati.

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Per quanto riguarda invece le offerte di lavoro, l’obbligo di accettazione riguarderà solo quelle con uno stipendio superiore a 858 euro (il 10 per cento in più del sussidio).

Inoltre per le famiglie con figli minori o disabili il limite “geografico” sarà di cento chilometri di distanza (o cento minuti con i mezzi pubblici) per i primi due anni; di 250 chilometri dopo i due anni.

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Stretta anche sulla platea dei “licenziati”: saranno escluse le persone che si sono licenziate nei dodici mesi precedenti alla domanda e non l’intero nucleo familiare, che però vedrà una riduzione di 0,4 punti sul parametro.

Stop al reddito, invece, per chi mentre percepisce il sussidio avrà rapporti di lavoro non solo di tipo “dipendente”, ma anche di “collaborazione”.

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