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“Grazie al ministro Salvini oggi siamo cibo scaduto”: la protesta degli agenti di Polizia esclusi dal concorso

Di Giulia Angeletti
Pubblicato il 29 Mag. 2019 alle 20:20 Aggiornato il 9 Gen. 2020 alle 16:57
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Immagine di copertina

È solo di qualche giorno fa l’annuncio di Giulia Bongiorno per quanto riguarda le nuove assunzioni, da effettuarsi quest’anno, in seno alla Polizia di Stato.

Il ministro per la Pubblica Amministrazione del governo Lega-M5s nelle ultime settimane – soprattutto quelle precedenti a domenica 26 maggio, quando gli italiani si sono recati alle urne per le elezioni europee 2019 – ha fatto diversi annunci che riguardano, appunto, sia lo sblocco di nuove procedure concorsuali che assunzioni da effettuarsi tramite lo scorrimento di graduatorie di concorsi che si sono già svolti.

D’altronde se tanti settori della PA si trovano in una situazione di sotto organico già da qualche tempo, nei prossimi tre anni – quelli cioè in cui va in sperimentazione Quota 100 – ci si attende un vero e proprio svuotamento. La necessità di un turnover, quindi, non è mai stata così urgente: la riforma delle pensioni che mira a un superamento della legge Fornero, infatti, porterà tantissimi lavoratori fuori dai pubblici uffici in anticipo rispetto alle “normali” tempistiche, pensionamenti che si sommeranno a quelli ordinari.

Nel frattempo il ministro degli Interni, Matteo Salvini, ha già da tempo sottolineato l’esigenza di rinforzare l’apparato delle Forze Armate, procedendo a nuovi inserimenti anche per quanto riguarda questo settore della pubblica amministrazione. Motivo per cui sono state messe in programma assunzioni straordinarie per 6.150 unità da effettuarsi entro il 2021: il leader della Lega, d’altronde, ha molto spesso evidenziato la necessità di maggiore sicurezza in Italia e alcuni concorsi sono già partiti, come quello della Guardia di Finanza e della Polizia Penitenziaria.

Il ministro del governo gialloverde che tanto ama indossare la divisa dei vari corpi delle Forze Armate, però, ha intrapreso un’azione che non è affatto piaciuta ad alcuni “aspiranti” allievi della Polizia di Stato, i quali si trovano ancora oggi in una situazione che ha del paradossale.

La storia è questa, in breve: nel 2017 viene bandito un concorso per il reclutamento di 1.148 allievi agenti della Polizia di Stato, il primo che avrebbe portato a nuove assunzioni dal 1996 e che, come qualsiasi altro, prevedeva dei requisiti ben precisi per quanto riguarda età e titolo di studio. Il bando, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 26 maggio 2017, era aperto ai cittadini italiani con un’età compresa tra i 18 e i 30 anni in possesso del diploma di scuola secondaria di I grado o titolo equipollente (quindi la licenzia media).

Tale concorso pubblico, una volta svolto, ha portato alla formazione di una graduatoria a scorrimento, dalla quale appunto attingere per le assunzioni. Se non fosse che il 29 maggio 2017 il precedente esecutivo decide di cambiare i requisiti di accesso alla carriera di agente di Polizia, abbassando la soglia di età massima da 30 a 26 anni e alzando il titolo di studio dalla licenza media al diploma di scuola secondaria superiore.

Tale decisione, però, non vuole essere retroattiva, prevedendo la non esclusione degli over 26 dalla graduatoria del concorso svolto nel 2017: a novembre 2018, infatti, vengono reclutati 459 allievi agenti attingendo da quella stessa graduatoria.

Giunti a febbraio 2019, quindi a ben due anni dallo svolgimento di quel concorso, però, il ministro leader del Carroccio, attraverso l’inserimento di un emendamento al Decreto Semplificazioni, decide che per le nuove assunzioni in Polizia, con l’obiettivo di abbassare l’età media degli agenti, si debba procedere tenendo conto dei nuovi requisiti di età e di titolo di studio.

L’approvazione del Decreto Semplificazioni, poi convertito nella legge n°12 11-02-2019, ha perciò di fatto rappresentato una vera e propria ghigliottina fatta cadere dal ministro Salvini sulla testa di migliaia di persone che, risultando idonee, erano state inserite in graduatoria e attendevano soltanto le prove di idoneità fisica e l’immissione in ruolo, mentre ora si trovano escluse dal concorso in quanto non più in possesso dei necessari requisiti.

Non solo il danno, ma anche la beffa, perché queste persone, che hanno superato tutte le prove previste dal concorso 2017, si trovano oggi nella situazione di vedersi superare da chi ha realizzato un punteggio più basso perché con un’età, al 1 gennaio 2019, inferiore a 26 anni.

Esclusi dalla graduatoria, peraltro, anche militari già idonei al servizio: il concorso del 2017, infatti, riservava una quota di posti a militari in servizio e militari in congedo che, però, non sono stati nemmeno presi in considerazione per quanto riguarda lo scorrimento della graduatoria.

Le proteste degli esclusi

A seguito della decisione del ministero guidato da Matteo Salvini in merito all’abbassamento dell’età media dei Corpi di Polizia sono state diverse le proteste degli over 26 ingiustamente esclusi da una graduatoria in cui avevano, logicamente, il diritto di rimanere.

L’esclusione riguarda una platea di 3 mila persone, molte delle quali dopo manifestazioni sindacali, proteste e appelli sia al ministro Salvini che al Capo della Polizia Franco Gabrielli, hanno deciso di agire per via legale presentando ricorso al Tar.

Sui progressi e le azioni – sia legali che non – portate avanti al fine di ottenere giustizia, le migliaia di persone escluse dalla graduatoria per effetto della decisione del ministro degli Interni di procedere alle nuove assunzioni rispettando i nuovi requisiti di età e di titolo di studio si tengono in continuo aggiornamento anche e soprattutto sulla pagina Facebook Aspiranti Allievi Agenti della Polizia di Stato.

Alcuni di questi “over 26” esclusi, contattati da TPI, hanno inviato una lettera che rappresenta un vero e proprio appello ai ministri Matteo Salvini e Giulia Bongiorno affinché la loro situazione possa essere risolta tramite una riammissione definitiva in graduatoria.

Ecco qui di seguito la lettera:

“Signori Ministri,
Chi Vi scrive sono migliaia di “giovani” Aspiranti Allievi Agenti della Polizia di Stato che ingiustamente sono stati esclusi dallo scorrimento della graduatoria del concorso per Allievi Agenti della Polizia di Stato. Giovani sì, perché a 26 anni lo si è ancora. Quello a cui abbiamo assistito in questi ultimi mesi, a proposito del concorso cui ci riferiamo e al quale abbiamo partecipato nel 2017, è stata la negazione del diritto costituzionalmente garantito di concorrere al progresso materiale della Società. Su proposta del Governo, è stata infatti approvata una legge tramite cui si è stabilito lo scorrimento della graduatoria del concorso del 2017, applicando tuttavia dei requisiti differenti da quelli indicati nel bando di concorso, e quindi esclusivamente per chi in possesso alla data del 1 gennaio 2019 dei nuovi e più stringenti requisiti introdotti con la legge sul riordino delle carriere.

Mettendo da parte il punto di vista tecnico giuridico della questione, Vi parliamo da persone, da ragazzi e ragazze, da uomini e donne, con la consapevolezza quindi della scelta di vita che vorremmo compiere e del sogno che intendiamo realizzare. Sacrificio, Impegno, Onestà, Onore e Giustizia, sono i Valori in cui crediamo e grazie ai quali abbiamo affrontato ostacoli inimmaginabili per poter concorrere a diventare degni servitori del nostro Stato.

Purtroppo, facciamo parte di quella generazione cresciuta in un periodo di cambiamenti e di opportunità negate; un periodo in cui si è preferito tagliare piuttosto che ricucire. Proprio per questo infatti, l’ultimo concorso pubblico per Allievi Agenti della Polizia di Stato aperto ai civili risale al 1996.

Per noi quello che realmente conta è dimostrarVi che il nostro sogno è soltanto quello di indossare la divisa della Polizia di Stato, al fine di servire al meglio il Nostro Paese. Molti di noi “esclusi” sono persone adulte, laureate e con esperienze acquisite in diversi settori , e che hanno maturato la sensibilità e l’empatia indispensabili per svolgere una missione come quella del poliziotto.

Sì, una missione, perché è questo che rappresenta per noi, e siamo convinti che essere poliziotti non voglia dire timbrare il cartellino ed aspettare lo stipendio a fine mese. Al contrario, significherebbe alzarsi ogni mattina fieri ed orgogliosi della missione che andremmo a compiere: servire e rappresentare lo Stato, al fianco di chi è più debole e ne ha bisogno e difendendo i Cittadini dalle ingiustizie e dall’illegalità. Stiamo parlando di quel progetto che fa affrontare il futuro con Orgoglio, che dà scopo alla propria vita e per la cui realizzazione si è disposti ad investire tempo, energia e quanto altro si abbia a disposizione. Ognuno ha il diritto di realizzarlo.

L’età media della Polizia di Stato è prossima a 50 anni e ci è stato detto che escludere chi ha oltre 26 anni è stato fatto con l’intento di abbassarla: a conti fatti si abbasserà soltanto di due mesi. Oltre i numeri delle nostre età e dei nostri ID di partecipazione al concorso, ci sono persone, e quindi Cittadini, figli, fratelli e sorelle, che hanno fatto sacrifici, studiato, che si sono preparati ed impegnati affinché potesse arrivare la loro occasione.

Purtroppo ad oggi ci ritroviamo ad essere gettati via come “cibo scaduto”. Stando così le cose un ricorso contro questo provvedimento, ormai approvato ed attuato da parte del Dipartimento della Polizia di Stato, rappresenta l’unico modo per tentare di risolvere questa gravissima ingiustizia e discriminazione che abbiamo subito.

Proprio in questo senso la Sezione I Quater del T.A.R. del Lazio – Roma si è pronunciata disponendo l’ammissione con riserva per alcuni dei ricorrenti all’espletamento delle prove fisico-psichico-attitudinali in corso di svolgimento.
Non sappiamo ad oggi come finirà la vicenda e quale sarà l’epilogo, ma continuando a credere nei principi di meritocrazia, equità, imparzialità e rispetto delle regole che ogni Amministrazione Pubblica dovrebbe garantire, siamo fiduciosi che la Giustizia impedirà che ragazzi dai 26 a 30 anni possano essere arbitrariamente esclusi dall’unica occasione che hanno per dimostrare i loro Valori e le loro capacità. Grazie.

Gli Aspiranti Allievi Agenti della Polizia di Stato”

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