Lavoratori fragili: la legge 106 amplia la 104, cosa cambia
La Legge 106 amplia le tutele previste dalla Legge 104 per i lavoratori fragili.
La tutela dei lavoratori fragili assume una nuova dimensione con la Legge 106/2025, oggi pienamente operativa e già capace di modificare in modo significativo il quadro dei diritti legati alla salute e alla conservazione del posto di lavoro. Il provvedimento non sostituisce la storica Legge 104/1992, ma ne amplia la portata introducendo strumenti pensati per rispondere a un Paese che invecchia, a un mercato del lavoro sempre più esposto alle patologie croniche e a un numero crescente di persone che necessitano di cure continuative.
Il legislatore ha scelto di rafforzare la protezione sociale senza compromettere la sostenibilità delle imprese, puntando su un principio chiaro: chi affronta una malattia grave non deve temere di perdere il lavoro. La riforma interviene proprio su questo punto, ampliando le tutele e digitalizzando le procedure per rendere più rapido l’accesso ai benefici.
Legge 106 amplia la Legge 104: le novità importanti
La legge definisce con precisione la platea dei beneficiari. Le misure si rivolgono ai lavoratori dipendenti, pubblici e privati, che presentano un’invalidità pari o superiore al 74%, soglia che identifica i cosiddetti lavoratori fragili. Rientrano tra le patologie riconosciute quelle oncologiche, croniche, invalidanti e le malattie rare, spesso escluse dalle tutele generali. La riforma estende inoltre alcuni diritti ai genitori di figli minorenni affetti da patologie oncologiche o croniche gravi.
L’aumento delle richieste di assistenza registrato negli ultimi anni conferma la necessità di un intervento strutturale: nel 2023 le domande di permessi per disabilità personale sono cresciute del 18%, mentre quelle per l’assistenza ai familiari hanno segnato un +14%. In un Paese in cui solo un terzo delle persone con disabilità in età lavorativa ha un impiego, la legge mira a evitare che la malattia diventi un fattore di esclusione definitiva.
Dal 1° gennaio 2026 sono operative le dieci ore annue di permessi retribuiti aggiuntivi, una delle novità più attese. Queste ore si sommano ai tre giorni mensili previsti dalla 104 e sono destinate esclusivamente a visite mediche, esami diagnostici e terapie. Il sistema di rimborso è costruito per non gravare sulle aziende: nel settore privato il datore anticipa l’indennità, ma recupera l’intero importo tramite conguaglio con i contributi dovuti all’Inps. La copertura contributiva figurativa rende queste ore utili anche ai fini pensionistici. Il beneficio è riconosciuto anche ai genitori di figli minorenni affetti da patologie gravi.

La riforma introduce un nuovo strumento di tutela: il congedo fino a ventiquattro mesi per malattie gravi, utilizzabile in modo continuativo o frazionato. Il lavoratore conserva il posto di lavoro per l’intera durata dell’assenza, ma la misura presenta limiti importanti. Il congedo non è retribuito, non prevede copertura contributiva automatica e può essere richiesto solo dopo aver esaurito ferie, permessi e altri congedi previsti dai contratti. Il dipendente può versare contributi volontari per evitare buchi nella futura pensione, ma ciò richiede una disponibilità economica non sempre compatibile con l’assenza totale di reddito.
La legge riconosce ai lavoratori fragili una priorità nell’accesso allo smart working, purché la mansione sia compatibile con il lavoro da remoto e non vi siano esigenze organizzative che lo impediscano. Non si tratta di un diritto automatico, ma di una corsia preferenziale che richiede una valutazione aziendale. La reale applicazione dipende dalla struttura dell’impresa e dalla natura delle mansioni svolte.
Per la prima volta, la riforma dedica attenzione ai lavoratori autonomi. Professionisti e collaboratori coordinati e continuativi possono sospendere l’attività fino a 300 giorni l’anno in caso di patologie oncologiche o croniche invalidanti, mantenendo attiva la posizione previdenziale. La misura non compensa il mancato reddito, ma evita l’interruzione della carriera contributiva.
L’accesso ai benefici avviene tramite certificazione medica trasmessa digitalmente attraverso il Sistema Tessera Sanitaria e integrata nel Fascicolo Sanitario Elettronico. L’Inps gestisce le verifiche con sistemi informativi potenziati grazie a investimenti dedicati: 500.000 euro per il 2026 e 20.000 euro annui per gli anni successivi.
La Legge 106/2025 è in vigore dal 9 agosto 2025, ma alcune misure, come i permessi aggiuntivi, sono operative dal 2026. La riforma rappresenta un passo avanti importante nel riconoscimento della fragilità come elemento centrale del diritto del lavoro. Restano però criticità legate alla sostenibilità economica dei periodi non retribuiti e alla capacità delle aziende di integrare realmente il lavoro agile. La protezione cresce, ma non diventa ancora un sistema pienamente universale.