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    L’economista Jacques Attali: “Ora l’economia deve avere il solo obiettivo di difendere la vita”

    L'economista Jacques Attali. Credit Image: Julien Mattia/Le Pictorium Agency via ZUMA Press
    Di Anna Ditta
    Pubblicato il 21 Apr. 2020 alle 17:08

    L’economista Jacques Attali: “Ora l’economia deve avere il solo obiettivo di difendere la vita”

    “Solo evitando di mettere in contrapposizione vita ed economia, ma mettendole una a fianco all’altra, eviteremo la peggiore recessione di tutti i tempi e faremo uscire il mondo dall’incubo in cui sta sprofondando”. L’economista francese Jacques Attali, già consigliere speciale di Mitterrand e Sarkozy, ha parlato in un’intervista a Fanpage della “via d’uscita” rispetto alla crisi economica che sta colpendo il mondo a causa della pandemia di Coronavirus.

    “Questa non è una crisi economica, né una crisi finanziaria”, sottolinea l’economista. “Questa è una crisi sanitaria in cui l’umanità ha deciso consapevolmente di fermare l’economia. L’umanità – democraticamente o meno – ha deciso consapevolmente di fermare l’economia. Riapriremo, prima o poi, o perché avremo trovato il vaccino o perché decideremo che l’economia è più importante della vita delle persone”. Attali si dice convinto che non basteranno Eurobond o Mes per uscire dalla crisi. “Quella è tutta roba che serve a procrastinare. È economia della procrastinazione”, dice.

    La soluzione giusta, piuttosto, è “l’economia della vita“, quella che “riunisce tutti i settori che, in un modo o nell’altro, vicini o lontani, si danno per la missione la difesa della vita”. “È l’economia che riunisce tutte le attività che consentono alle persone di vivere sia durante la pandemia che di uscire dalle crisi – economica, finanziaria, sociale ed ecologica – che alimenta”, spiega l’economista a Fanpage. “Parlo della salute, prevenzione, igiene, gestione dei rifiuti, distribuzione dell’acqua, sport, cibo, agricoltura, protezione del territorio, distribuzione, commercio, istruzione, ricerca, innovazione, energia pulita, digitale, alloggio, trasporto merci, trasporto pubblico, infrastruttura urbana, informazione, cultura, funzionamento della democrazia, sicurezza, assicurazione, risparmio e credito. Settori tutti collegati tra loro”. E aggiunge: “Oggi, questi settori rappresentano, a seconda del paese, tra il 40 e il 70 per cento del Pil; e tra il 40 per cento e il 70 per cento dell’occupazione. Questi sono i rapporti che devono essere cambiati: devono essere aumentati all’80 per cento”.

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