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Home » Economia

In Italia un lavoratore su 10 vive in povertà: il rapporto del ministero. Si pensa al salario minimo

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Lo stipendio non basta e anche chi lavora può finire in stato di povertà. Un quarto degli occupati ha infatti una retribuzione bassa (inferiore al 60% della mediana) e più di un lavoratore su dieci si trova in situazione di povertà (vive in un nucleo con reddito netto equivalente inferiore al 60% della mediana). E’ quanto emerge dalla relazione del gruppo istituito dal ministro Andrea Orlando sulle misure di contrasto alla povertà lavorativa, la Commissione sugli interventi e le misure di contrasto alla povertà lavorativa in Italia del ministero del Lavoro, che oggi ha presentato il suo Rapporto conclusivo 2021.

Per il ministero serve una nuova strategia per sostenere questi lavoratori. Tra le proposte c’è l’introduzione di un salario minimo, ma anche un sostegno per chi lavora ma ha un reddito troppo basso, una sorta di “in-work benefit”.

Bisogna, inoltre incidere, si legge nella Relazione del Gruppo di lavoro del ministero, sulle ragioni per le quali si ha un reddito basso che non sono solo legate alla bassa retribuzione oraria ma anche alla durata del lavoro (quante ore si lavora durante la settimana, quante settimane nell’anno) spesso precario, al part time involontario e alle scarse competenze sulle quali agire con la formazione. Ma bisogna guardare anche alla composizione familiare (e in particolare quante persone percepiscono un reddito all’interno del nucleo) e al ruolo redistributivo dello Stato.

“Una strategia di lotta alla povertà lavorativa – si legge – richiede quindi una molteplicità di strumenti per sostenere i redditi individuali, aumentare il numero di percettori di reddito, e assicurare un sistema redistributivo ben mirato. L’obiettivo è di aumentare quantità e qualità del lavoro nel nostro Paese”.

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