“Effetto Coronavirus” sul retail: 1 su 3 non ha ancora aperto (o non aprirá più)

L’80% delle attività prevede un calo del fatturato. 3 su 5 alla ricerca di locali più piccoli: pesa il canone d’affitto.

Di Redazione TPI
Pubblicato il 9 Lug. 2020 alle 15:09 Aggiornato il 9 Lug. 2020 alle 15:10
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“Effetto Coronavirus” sul retail: 1 su 3 non ha ancora aperto (o non aprirá più). Lo studio di Engel & Völkers

Un punto vendita su tre non ha ancora riaperto a seguito del lockdown, ma il dato più preoccupante è che di questi la metà dichiara di aver definitivamente cessato l’attività. Questo è quanto emerge da una ricerca condotta da Engel & Völkers Commercial Milano assieme a Rödl & Partner su un campione di 6.600 esercenti su base nazionale, nel periodo 16-18 giugno 2020.

Alla domanda “A seguito della fine del lockdown avete riaperto la vostra attività?” il 14% degli intervistati dichiara di aver chiuso, mentre un altro 14% afferma di non aver ancora riaperto “perché è troppo costoso tenere aperto con le attuali nuove regole”. Il 43% afferma invece di avere alzato la saracinesca “ma con personale ridotto” e infine il 29% conferma di essere “regolarmente operativo”.

Anche le previsioni sull’andamento commerciale sono significativamente pessimistiche, laddove il 29% degli intervistati si aspetta un calo del fatturato superiore al 40% e il 43% dei retailer attende invece un fatturato negativo tra il 20% e il 40%. Nota di speranza per il 14% dei rispondenti, che osserva un trend positivo della propria attività.

Timori per il futuro, pochi soldi e-commerce: 3 retailer su 4 cercheranno spazi più piccoli

Una delle grandi conseguenze che l’emergenza sanitaria e la successiva emanazione di norme volte alla tutela della salute pubblica ha portato con sé riguarda proprio la fisicità delle attività commerciali – commenta Gianluca Sinisi, Licence Partner di Engel & Völkers Commercial Milano e Lombardia, Il 72% degli operatori che ha risposto alla nostra indagine ritiene che per futuri piani di espansione cercherà location con una superficie minore, risposta forse figlia di minore disponibilità economiche e di una maggiore integrazione con l’e-commerce”.

Il 16% ammette infatti che il punto fisico non potrà più camminare solo su proprie gambe ma dovrà necessariamente essere supportato dall’online. Solo il restante 12% degli intervistati asserisce invece che la fisicità del negozio resterà.

Pesa il canone d’affitto: il 44% ha chiesto una riduzione o dilazione

Nelle risposte degli operatori al dettaglio i costi relativi al punto vendita sono un elemento di criticità in termini di futura sostenibilità dell’esercizio: il 44% degli intervistati (ma un altro 44% ci sta pensando o deve ancora decidere) ha chiesto una riduzione o uno slittamento del canone, il 29% però dichiara di non averlo ottenuto.

Gli esperti legali: in vista cambiamenti e nuove soluzioni anche nel mercato degli affitti per il retail: compartecipazione agli utili in cambio di un canone più basso?

I dati dell’indagine condotta da Engel & Völkers Commercial Milano assieme a Rödl & Partner ravvisano uno scenario di significativo cambiamento nel mercato del Real Estate con destinazione retail.

I primi segnali indicano che questa crisi connessa alla pandemia porterà a un cambiamento permanente nel mercato della locazione immobili retail – commenta l’Avv. Valeria Spagnoletti Zeuli, partner di Rödl & Partner. Convinzione suffragata dal fatto che l’unanimità degli intervistati si è espressa in tal senso. Una maggiore attenzione verrà senz’altro posta a clausole che fino ad oggi venivano considerate standard.

Nello specifico, il 43% ha espresso la “necessità di un canone più sostenibile”, il 32% domanda invece “maggiore flessibilità nella durata contrattuale” oppure, il 25% dei rispondenti, auspica una “maggiore libertà di uscita dal contratto”. Ma non solo.

A fronte di consistenti cali di fatturato e della mancanza di liquidità necessaria per far fronte alle spese, fra cui il canone di locazione – continua l’avvocato Spagnoletti Zeuli di Rödl & Partner – i conduttori mostrano di essere alla ricerca di un accordo con i locatari che preveda nuove soluzioni, anche con nuove formule quali ad esempio, ove possibile, la compartecipazione agli utili nella quantificazione del canone, soluzione che nelle risposte all’indagine è gradita a circa il 70% degli intervistati

Nello specifico, il 29% dei rispondenti si mostra interessato a una forma di compartecipazione nella quantificazione del canone con la parte preponderante in percentuale sul fatturato, mentre il 43% preferirebbe la parte preponderante del canone fissa ed una quota residuale in percentuale sul fatturato. Il 28% dei rispondenti afferma di non essere interessata a soluzioni di questo tipo.

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