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Carige, il decreto M5s-Lega è identico a quello del PD per MPS e banche venete

Lo rivela il Sole 24 Ore: articoli e commi sono praticamente uguali

Di Redazione TPI
Pubblicato il 9 Gen. 2019 alle 08:03 Aggiornato il 9 Gen. 2019 alle 15:47
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Immagine di copertina
Il testo del decreto M5s-Lega a confronto con quello del 2016.

Il decreto del governo gialloverde che predispone il salvataggio di banca Carige è sostanzialmente identico a quello che, nel 2016, venne approvato dal governo Gentiloni per salvare Monte dei Paschi di Siena, Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

Come riporta il Sole 24 Ore, nel decreto M5s-Lega vengono ripresi alla lettera articoli e commi del Dl 237/2016, opera dell’esecutivo a guida Partito Democratico. Si tratta quindi, nella sostanza, di un “decreto fotocopia”.

Una circostanza che, come si può intuire, non farà che rinfocolare le polemiche già esplose all’indomani del varo del decreto governativo.

Diversi esponenti del PD, a partire dall’ex premier Matteo Renzi e da Maria Elena Boschi, hanno accusato Lega e M5s per averli insultati per anni a causa delle norme che salvavano le banche in crisi, per poi aver fatto la stessa identica cosa una volta al governo.

Come scrive il Sole 24 Ore, il fatto che i due decreti siano così somiglianti, per non dire identici, non deve sorprendere, poiché il governo italiano deve muoversi nel quadro delle regole europee, che presentano stretti vincoli su aiuti di stato e procedure di salvataggio degli istituti di credito.

Fatto sta che, ad esempio, l’articolo 1 sulla “Garanzia dello Stato su passività di nuova emissione” è uguale a quello del decreto Gentiloni: cambia solo l’indicazione della banca oggetto delle misure (Carige, in questo caso).

Stesso discorso si può fare per gli altri articoli del decreto: il 2, sulle “caratteristiche degli strumenti finanziari” garantiti dallo stato, presenta gli stessi commi della norma del 2016, per giunta presentati nella medesima successione.

Stessa musica per gli altri articoli, compresi quelli che disciplinano l’eventuale ricapitalizzazione della banca.

Non c’è dubbio, insomma, che il governo gialloverde abbia agito, da un punto di vista sia politico sia tecnico, nel solco di quanto già fatto dal Partito Democratico, predisponendo un intervento pubblico a garanzia dell’istituto di credito proprio come avvenuto con MPS e con le banche venete.

Sulla vicenda si è espresso anche il direttore del Tg La7 Enrico Mentana con un post su Facebook: “Come ha rivelato il Sole 24 Ore, il decreto salva Carige è la fotocopia testuale di quello che salvò due anni fa Mps e popolari venete. Incredibile ma vero”, ha scritto.

Decreto Carige: cosa contiene

Il decreto varato nel Consiglio dei Ministri di predispone un salvataggio governativo per Carige che prende forma attraverso due misure.

Nel decreto si prevede l’accesso per la Banca “a forme di sostegno pubblico della liquidità che consistono nella concessione da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze della garanzia dello Stato su passività di nuova emissione ovvero su finanziamenti erogati discrezionalmente dalla Banca d’Italia”.

Si tratta di una misura, nelle intenzioni dell’esecutivo, volta a proteggere i risparmi. Le garanzie pubbliche a Carige nel caso di emissione di nuove obbligazioni, saranno concesse nel rispetto della normativa in materia di aiuti di Stato, e in accordo con le istituzioni comunitarie.

Nello stesso decreto si legge che, a causa degli esiti dell’esercizio di stress a cui la banca è stata recentemente sottoposta, è prevista la possibilità di accedere, dietro richiesta, a una “ricapitalizzazione pubblica a scopo precauzionale”.

Carige è stata fondata nel 1483, ha oltre 55.000 azionisti. Quest’anno è sospesa dalla borsa perché lo ha chiesto il gruppo, per non affossare ancora il titolo.

Nelle settimane scorse la banca non aveva effettuato l’aumento di capitale, destando la preoccupazione dell’Europa per la solidità dell’Istituto. Il governo allora è corso ai ripari per rassicurare mercato e investitori. La banca non ha fatto la capitalizzazione perché il suo azionista di maggiornanza, Malacalza, ha votato no in assemblea.

Le tappe degli aiuti forniti dal governo sono due: la prima prevede la garanzia sulle nuove emissioni, la seconda, più estrema, prevede che lo Stato diventi, dietro richiesta, azionista di Carige. Si tratta di quello che era accaduto nel 2016 con Monte dei Paschi di Siena, quando il ministero dell’Economia diventò azionista.

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