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Home » Economia

Autostrade, il Governo dà l’ok al riassetto: Benetton e i fondi brindano, gli automobilisti pagano

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Il Governo dà l’ok al riassetto: 2,5 miliardi ai Benetton e pedaggi più cari per garantire profitti a Blackstone e Macquarie (che insieme avranno il 49%). Tanto valeva che Cdp comprasse Aspi da sola, senza i fondi che pensano solo a far cassa…

La buona notizia è una: la rete di Autostrade per l’Italia (Aspi) non sarà più gestita da chi, negli ultimi vent’anni, ha preferito fare soldi che fare manutenzione. Quelle cattive sono almeno tre. Primo: i responsabili del crollo del ponte Morandi usciranno di scena con un sorriso largo 8 miliardi di euro. Secondo: al loro posto arriveranno due fondi d’investimento a cui sono già stati promessi ricchi profitti. Terzo: a pagare il conto finale saranno gli automobilisti sotto forma di pedaggi più cari. Due anni e mezzo dopo il disastro di Genova, è questo l’epilogo della tormentata vicenda legata alla concessione di Aspi che, all’indomani della tragedia, il Governo Conte 1 annunciò di voler revocare. A quella revoca, come noto, non si è mai arrivati. Si è trovata, invece, una «soluzione di mercato», come la definiscono i suoi protagonisti: l’88 per cento di Autostrade per l’Italia che oggi è detenuto da Atlantia – leggi famiglia Benetton – passerà nelle mani di un consorzio composto da Cassa Depositi e Prestiti (Cdp, al 51 per cento) e dai fondi d’investimento Blackstone e Macquarie (statunitense il primo, australiano il secondo, avranno il 24,5 per cento ciascuno).

L’accordo è stato approvato dal consiglio d’amministrazione di Atlantia nel giugno di quest’anno, ma si è dovuto attendere fino al 22 dicembre scorso perché il Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile), presieduto dal premier Draghi, approvasse il Piano economico finanziario (Pef) che regge l’intesa. Ora si attende solo la firma dei ministeri dell’Economia e dei Trasporti, poi l’operazione sarà definitivamente completata. Ma cosa prevede il Pef? Tra le altre cose, un incremento delle tariffe autostradali dell’1,61 per cento all’anno fino al 2038: un rincaro ben maggiore rispetto all’1,08 per cento che era stato indicato come ottimale dall’Autorità per la regolazione dei trasporti in un parare dell’ottobre 2020. Il fatto è che questi aumenti sui pedaggi autostradali serviranno non solo a coprire le spese di gestione e gli investimenti a carico del nuovo concessionario (14 miliardi di euro in 17 anni), ma anche a garantirgli un ricco profitto….
Continua a leggere l’articolo sul settimanale The Post Internazionale-TPI: clicca qui

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