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Alitalia: la partecipazione del Mef potrebbe arrivare al 50 per cento

Gli aggiornamenti sul salvataggio della compagnia italiana

Di Futura D'Aprile
Pubblicato il 14 Feb. 2019 alle 16:24 Aggiornato il 14 Feb. 2019 alle 17:28
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Immagine di copertina

Il 13 febbraio 2019 il governo italiano aveva espresso la sua disponibilità a entrare nel capitale della nuova compagnia aerea di bandiera tramite il ministero dell’Economia.

Poco dopo è anche arrivato il via libero definitivo da parte del Consiglio di amministrazione di Ferrovie dello Stato alla trattativa con la cordata Delta Airlines-EasyJet, mettendo così da parte l’offerta di Lufthansa.

La nuova Alitalia allo stato attuale dovrebbe essere per il 30 per cento in mano alle Fs, per il 15 per cento in mano al Mef, per il 40 per cento in mano alla cordata (20 per cento ciascuna) Delta-EasyJet.

Dopo l’incontro con i sindacati dalla compagnia, il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Di Maio ha affermato che sul tavolo delle trattative vi è anche la possibilità di “alzare l’asticella della presenza dello Stato in Alitalia anche oltre il 50 per cento dal 15 per cento previsto”.

Il governo infatti sta anche cercando di convincere Poste e altre partecipate ad entrare nel capitale della compagnia aerea italiana e non esclude la possibilità di coinvolgere anche altre istituzioni statali. Le trattative sono ancora in corso, ma si dovrebbe arrivare ad una soluzione entro la fine di marzo.

Il coinvolgimento di Delta ed EasyJet dovrebbe portare ad un aumento delle rotte lunghe, ma si prevede che dalla nuova compagnia dovrebbero rimanere fuori i 1.360 dipendenti che si trovano già in cig a zero ore.

Per fare fronte a questa situazione si sta pensando di utilizzare  incentivi all’esodo, prepensionamenti e ricollocamenti all’interno del gruppo Fs.

Le nuove trattative e l’entrata nel capitale di Alitalia del governo sono state necessarie dopo che la compagnia francese Air France ha fatto sapere che non aveva più intenzione di partecipare al salvataggio della compagnia italiana.

La decisione era stata presa dopo il richiamo da parte del governo francese dell’ambasciatore in Italia e il peggioramento delle relazioni diplomatiche tra i due paesi.

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