Libri, lettori e partecipazione: il crowdfunding come laboratorio dell’editoria contemporanea
Il crowdfunding editoriale non è più una novità, ma una componente strutturale del panorama culturale italiano. Dopo la fase iniziale di entusiasmo per il digitale, l’editoria è entrata in una stagione di maturità, in cui l’innovazione non passa più dalla rottura dei modelli tradizionali, bensì dalla loro integrazione.
Oggi il tema non è se il crowdfunding funzioni, ma che tipo di ecosistema stia contribuendo a costruire. Diversi editori hanno adottato modelli di crowdfunding, ma probabilmente quello con uno storico più consolidato in Italia è bookabook, casa editrice che ha fondato il proprio modello sulla partecipazione attiva dei lettori nella fase di nascita dei libri.
Un’esperienza che ha generato nel tempo confronto, analisi e racconto, come emerge anche dalle numerose opinioni su bookabook condivise online da chi ha vissuto questo percorso come autore o come lettore.
Un modello editoriale ormai maturo
Nel crowdfunding editoriale il libro non accede automaticamente alla pubblicazione. I progetti vengono selezionati dalla casa editrice secondo criteri qualitativi e di coerenza editoriale, e solo successivamente proposti al pubblico.
Il sostegno dei lettori rappresenta una fase di validazione ulteriore: se viene raggiunta una soglia minima di copie pre-vendute, il libro entra in produzione: editing, revisione, progetto grafico e di copertina. In questo modo, la pubblicazione diventa il risultato di un doppio passaggio: valutazione editoriale e risposta del mercato.
Autori e lettori in una nuova relazione
Per gli autori esordienti, questo modello offre una possibilità concreta e meritocratica di emergere in un contesto altamente competitivo. Non elimina la selezione, ma la rende più trasparente e partecipata.
L’autore è chiamato a raccontare il proprio progetto, a spiegare perché quella storia merita di esistere, a costruire una prima rete di lettori che poi darà vita al passaparola. È un percorso che responsabilizza e prepara fin dall’inizio al confronto con il pubblico.
Per i lettori, invece, il libro non è più solo un prodotto finito, ma un progetto a cui partecipare, da sentire proprio. Farne parte significa contribuire alla nascita dell’opera, instaurando un legame più diretto con l’autore e con il testo.
Perché ha funzionato
Il crowdfunding editoriale ha trovato spazio perché risponde a una tensione reale del sistema. L’editoria tradizionale, per necessità economiche, tende a privilegiare titoli “sicuri”. Questo riduce lo spazio per nuove voci e per la sperimentazione.
Parallelamente, le piattaforme digitali hanno reso possibile un contatto diretto tra chi scrive e chi legge. Si è formato così un pubblico disposto a sostenere progetti culturali in cui si riconosce, valorizzando autenticità e relazione.
Le case editrici in crowdfunding, quale scegliere?
Sebbene siano ormai diverse le case editrici in crowdfunding, l’elemento di trasparenza e di credibilità è dato dall’accettare o meno gli auto-acquisti dei lettori. L’auto-acquisto, infatti, potrebbe gonfiare artificialmente il risultato della campagna e simulare un interesse dei lettori che, viceversa, è minore o addirittura inesistente. Bookabook dichiara apertamente di non accettare (e di rimborsare) gli auto-acquisti, cosa che pare confermata dai suoi autori. Altre case editrici invece, pur utilizzando il crowdfunding, non prendono posizione in modo netto e pubblico sul punto.
Il successo di “Anche se proibito”
Un autore tra i più noti ad aver intrapreso questo percorso – o meglio diventato noto grazie al crowdfunding – è senz’altro Giulio Ravizza. Dopo aver pubblicato il suo romanzo d’esordio “L’influenza del blu” nel 2020 e aver conquistato un adattamento immersivo per il mercato tedesco prima ed europeo poi, nel 2025 è uscita la sua seconda opera: “Anche se proibito”. Un successo costruito a cavallo tra la comunicazione tradizionale (presentazioni, firma copie, incontri) e quella digitale (molti booktoker e blogger hanno fatto a gara a consigliare il libro).
A riprova del fatto che passaparola e qualità del libro non sono affatto alternativi, ma complementari: un libro ben scritto, attorno al quale non si costruisce con costanza e prima della pubblicazione un serio passaparola, rischia di vedere dimezzate le proprie chance. Il crowdfunding funziona proprio perché rappresenta un modello che mette insieme queste due leve.
Opportunità e limiti
Il vantaggio principale è evidente: un libro viene pubblicato solo se esiste un interesse reale. L’opera viene testata prima della stampa, offrendo all’autore un feedback immediato.
Questo modello favorisce la pluralità delle voci e l’emersione di nicchie narrative. Tuttavia, richiede all’autore competenze che vanno anche oltre la scrittura: comunicazione, presenza, capacità di attivare il passaparola.
La qualità letteraria resta centrale, ma non è l’unico fattore in gioco. Il successo dipende anche dalla capacità di costruire una relazione con i lettori.
È infatti possibile che libri qualitativamente validi non riescano ad aggregare un primo pubblico di lettori e forse rappresenta il vero limite del modello. Va detto che, tuttavia, anche attraverso l’editoria “classica” libri validi rischiano di non vedere mai la luce perché l’autore non è noto o non ha i rapporti giusti.
Un laboratorio per il futuro del libro
Il crowdfunding editoriale non sostituisce l’editoria tradizionale. La affianca, la integra, ne amplia i confini. È un laboratorio in cui si sperimentano nuovi equilibri tra tecnologia, creatività e partecipazione.
Per i lettori significa avere voce nella costruzione dell’offerta culturale. Per il settore nel suo complesso, rappresenta una strada concreta per rendere più sostenibile la produzione di libri in un contesto in continua evoluzione.