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Lungo petalo di mare, il nuovo libro di Isabel Allende: “Il mio romanzo è per migranti e rifugiati”

L'autrice cilena ha dedicato il suo ultimo romanzo alla storia dei rifugiati in fuga dalla Spagna di Franco

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 26 Ott. 2019 alle 19:24 Aggiornato il 26 Ott. 2019 alle 22:23
Immagine di copertina

Il nuovo romanzo di Isabel Allende sui migranti in fuga dalla Spagna franchista

Lungo petalo di mare è il nuovo romanzo di Isabel Allende, in cui la scrittrice cilena racconta la storia dei rifugiati antifascisti in fuga dalla Spagna franchista sulla nave Winnipeg, accolti in Cile fino al golpe fascista di Pinochet del 1973.

L’autrice de La casa degli spiriti ha raccontato in un’intervista apparsa su La Stampa il 23 ottobre che ha deciso di raccontare del calvario dei rifugiati spagnoli in Cile solo adesso perché “ora la condizione di milioni di rifugiati è diventata parte della coscienza collettiva”.

Il libro è dedicato ai “naviganti della speranza, ai migranti e i rifugiati che vagano per il mondo, che oggi sono più di 60 milioni, soprattutto donne e bambini”, spiega Allende, parente del presidente socialista cileno deposto con il golpe di Pinochet nel 1973.

Protagonisti del racconto Lungo petalo di mare sono un medico e una pianista, Victor e Roser, e la loro storia d’amore che si sviluppa nella cornice della Spagna di Franco e nel Cile di Salvador Allende.

“Il fascismo è sempre presente nel mondo: nazionalismo, autoritarismo, razzismo, xenofobia, misoginia ed esclusione di chiunque non sia d’accordo […] È stato semplicemente messo sotto controllo in quei paesi che danno valore alla democrazia. Certo, potrebbe tornare. Oggi ne vediamo chiari segni”, dice Allende durante l’intervista.

E sul Cile di questi giorni, attraversato da scontri e proteste contro il governo di Sebastián Piñera, la scrittrice dichiara: “Sebbene il paese sembri prospero, la distribuzione della ricchezza è spaventosa”.

“Il neoliberismo è un sistema crudele per i lavoratori. Ha concentrato la ricchezza in poche mani. In Cile quasi tutto è stato privatizzato: elettricità, acqua, gas, sanità, trasporti, istruzione, pensioni, ecc. Anche le foreste. La disuguaglianza crea violenza. Tutte le rivoluzioni iniziano con la disuguaglianza”.

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