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Il Vaticano contro il ddl Zan sull’omotransfobia: “Così l’Italia viola il Concordato”

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Credit: Sharon McCutcheon da Pixabay

"Non c’è la volontà di bloccare la legge, ma una richiesta di rimodulazione per consentire alla Chiesa di esercitare la libertà pastorale, educativa e sociale", fanno sapere fonti vaticane

Il Vaticano ha chiesto, con una nota ufficiale di monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, di modificare il disegno di legge Zan contro l’omotransfobia perché, in alcuni suoi passaggi, la proposta di legge violerebbe il Concordato fra Stato e Chiesa sancito dai Patti Lateranensi del 1929 e revisionato nel 1984. Il documento è stato consegnato al gabinetto del ministro degli Esteri Luigi Di Maio lo scorso 17 giugno e rischia di aprire un vero e proprio scontro diplomatico. “Non c’è la volontà di bloccare la legge, ma una richiesta di rimodulazione per consentire alla Chiesa di esercitare la libertà pastorale, educativa e sociale”, hanno fatto sapere in tarda mattinata fonti vaticane citate dall’agenzia Agi.

Come spiega Giovanni Viafora sul Corriere della Sera, si tratta di una mossa che “non ha precedenti noti nella storia dei rapporti fra Santa Sede e Stato italiano” e che potrebbe portare all’attivazione della commissione paritetica prevista dal Concordato. Finora non era mai accaduto che il Vaticano intervenisse per contestare una legge ancora da approvare, esercitando le facoltà previste dai Patti Lateranensi.

Nella nota si sostiene che “alcuni contenuti attuali della proposta legislativa in esame presso il Senato riducono la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato”. Il dito è puntato verso l’articolo 7 del disegno di legge, che non esenterebbe le scuole private dall’organizzare attività in occasione della costituenda Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia e la transfobia. Più in generale, il contenuto della legge minerebbe la “libertà di pensiero” dei cattolici, e potrebbe portare persino “rischi di natura giudiziaria“. “Chiediamo che siano accolte le nostre preoccupazioni”, è la conclusione del documento.

Il ddl Zan, approvato alla Camera e ora all’esame in commissione Giustizia al Senato, si intitola “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità” e prende il nome da relatore, il deputato dem Alessandro Zan. Tra le varie norme prevede l’estensione dei cosiddetti reati d’odio per discriminazione razziale, etnica o religiosa (articolo 604 bis del codice penale), a chi compia discriminazioni verso omosessuali, donne, disabili. Il testo è stato fortemente osteggiato dal centrodestra nei mesi scorsi, soprattutto da Lega e FdI.

Il Concordato fa riferimento all’accordo di Villa Madama, un’intesa stipulata tra il Vaticano e lo Stato italiano nel 1984, che revisionò i Patti Lateranensi del 1929. Si tratta di regole che assicurano alla Chiesa “libertà di organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale” e garantiscono “ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

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