È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale
Il nuovo numero di The Post Internazionale è disponibile già da ora nella versione digitale sulla nostra App e da domani, venerdì 20 marzo, in tutte le edicole
È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Il magazine, disponibile già da ora nella versione digitale sulla nostra App, e da domani, venerdì 20 marzo, in tutte le edicole, propone ogni due settimane inchieste e approfondimenti sugli affari e il potere in Italia, storie inedite e reportage dal mondo, e grande spazio alla cultura con alcuni tra i più importanti intellettuali italiani.
La cover story è dedicata all’escalation in Medio Oriente. Gli Usa hanno scatenato un conflitto senza piani per il dopo. Israele vuole spezzare l’Iran e dominare la regione. Le petromonarchie bruciano in silenzio. Ma a Teheran potrebbe bastare la pazienza. Così questa crisi deciderà gli equilibri internazionali dei prossimi 50 anni.
Voci dalla capitale dell’Iraq curdo governata dai Peshmerga. L’alleanza con gli Stati Uniti espone la regione agli attacchi delle forze filo-iraniane. Parla a TPI il portavoce del partito curdo Pdki: “Trump ci vuole in guerra al fianco dell’America? Non siamo proxy di nessuno. Ma il nostro nemico è Teheran”. Viaggio esclusivo nel Kurdistan.
E ancora: Zahra brinda sui tetti alla morte dei vertici della dittatura. Il funzionario Hamad vive nella paura di chi lo ascolta. Sahar teme un accordo tra Trump e Teheran più delle bombe. TPI ha raccolto le voci dall’Iran, tra la gioia per la morte di Khamenei e il terrore del dopo.
Meloni ha detto che eventuali richieste di Washington per l’uso del nostro territorio saranno rimesse alle Camere. Eppure, per il giurista Andrea Maestri, anche il solo supporto logistico allo sforzo bellico potrebbe scontrarsi con l’art. 11 della Carta, configurando una partecipazione indiretta al conflitto.
Ma chi paga il conto del conflitto? Con il blocco dello Stretto di Hormuz rischiamo una spirale inflazionistica globale, alimentata dall’impennata dei prezzi energetici e alimentari. Ecco chi ci perde, chi ci guadagna e gli effetti sull’Italia e sull’Ue.
Miliardari, lobby filo-israeliane, l’industria del petrolio e delle armi e think tank conservatori. Una fitta rete di finanziamenti lavorava da anni per spingere gli Usa alla guerra contro l’Iran. Ecco chi sono i “padroni” di Washington.
La Spagna ha preso le distanze dalla guerra all’Iran, rifiutando al Pentagono l’uso delle basi sul proprio territorio. Così ha riaperto il dibattito sulla nostra dipendenza da Washington. Pol Bargués, senior research fellow del CIDOB di Barcellona, spiega a TPI perché.
Inoltre, un approfondimento sul meeting degli ultrareazionari che si sono ritrovati in Sudafrica. Nostalgici dell’apartheid, repubblicani dagli Usa, estremisti fiamminghi dal Belgio, orbaniani dall’Ungheria, “patrioti” tedeschi e persino un seguace di Charlie Kirk dall’Italia.
Infine, un approfondimento su Putin e Xi Jinping. Tagli, sanzioni, isolamento: Mosca era con l’acqua alla gola. Ma le bombe su Teheran hanno fatto respirare il Cremlino. Pechino invece subisce gli effetti della guerra. Ha però in pugno i minerali che fanno girare ogni chip, drone e missile. E aspetta che Trump venga a trattare.
Questo e molto altro nel nuovo numero del settimanale The Post Internazionale in edicola da domani e disponibile già da ora nella versione digitale.
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