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Speronamento della Sea Watch? Le immagini raccontano un’altra storia

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 1 Lug. 2019 alle 18:39 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 02:29
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Immagine di copertina

Speronamento Sea Watch bufala e verità

“Hanno rischiato la vita”, “una manovra assassina” e così via: sull’attracco della Sea Watch e la monaca della sua comandante Carola Rackete si sono buttati tutti come se fosse un piatto ricco.

A leggere certi giornali sembrerebbe che la nave della Ong si sia lanciata a tutta velocità contro i finanzieri facendoli esplodere eppure le immagini raccontano tutta un’altra storia [Qui il riassunto della vicenda Sea Watch].

Si vede la nave appoggiarsi (pesantemente, eh sì, certo, con la pesantezza delle sue 600 tonnellate) contro la barchetta dei finanzieri che avevano pensato bene di bloccare un camion con una 500 (e chissà chi ha dato quell’ordine così intelligente) prendendone il posto in banchina.

Ma poiché in questi giorni sono tutti diventati esperti di navigazione allora forse sarebbe il caso di ascoltare e leggere chi naviga davvero. Per questo è illuminante il post di Mario Piazza, comandante romano:

Da circa 40 anni ho ottenuto l’abilitazione al comando di imbarcazioni a motore fino a 40 tonnellate di stazza, è quindi con un minimo di cognizione di causa che vorrei spiegare come avviene una manovra di attracco, ovvero un accostamento laterale ad una banchina.

È una manovra complicata, immagino terribilmente complicata con una nave come la Sea Watch 3 la cui stazza è di 600 tonnellate e non di 40.

C’è un elemento che sfugge anche ai più esperti piloti di terraferma, l’abbrivio. Immaginate, tanto per farvene un’idea, che se una nave come la Costa Concordia spegnesse i motori durante la navigazione proseguirebbe la sua corsa ancora per 15 o 20 chilometri prima di arrestarsi.

Per attraccare occorre dirigere l’imbarcazione verso la banchina con un’angolazione di circa 30 gradi dosando il movimento affinchè la prua si fermi prima del contatto, quindi occorre un vigoroso colpo di “macchine indietro” con barra verso la banchina per fare accostare la poppa.

Tra la prima e la seconda manovra viene a crearsi un triangolo isoscele di acqua che ha per lati la nave e la banchina che quasi si toccano al vertice e per base uno spazio libero destinato a restringersi fino a scomparire una volta completato l’attracco.

E’ in questo spazio che la lancia della guardia di finanza si è andata ad infilare nell’assurdo tentativo di ostacolare una manovra che seppur lentissima non poteva essere fermata a causa dell’abbrivio di cui sopra, pena perdere il controllo della nave stessa.

Una manovra ostruttiva quella della guardia di finanza al limite della follìa della quale la capitana Carola non ha alcuna responsabilità.”

Se in questo tempo avessimo più voglia e più tempo per approfondire forse cadremmo meno nella propaganda di governo. Ma poi mi sono detto che forse, se avessimo il piacere di studiare, non saremmo arrivati fin qui. In questo orrore.

Retroscena: Carola ha davvero “speronato” la Guardia di Finanza per salvare i migranti?

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