Sar, porto sicuro e salvataggi: una guida alle operazioni di soccorso in mare

Di Marta Facchini
Pubblicato il 5 Lug. 2019 alle 16:35 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 02:27
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Credit: Afp

Come funziona il soccorso in mare? Cos’è un Pos, il place of safety, e come si identifica? In che modo deve comportarsi un capitano e in cosa consistono le operazioni di soccorso? Sono domande su cui occorre fare chiarezza nel pieno dell’estate 2019 e nel mezzo del braccio di ferro tra il ministro dell’Interno Matteo Salvini e le Ong che prestano soccorso nel Mediterraneo.

A fare da sfondo, per l’urgenza che l’ha caratterizzato, il caso della Sea Watch e della capitana Carola Rackete, che ha forzato il blocco navale sbarcando a Lampedusa nonostante l’alt delle autorità italiane derivanti dal Decreto sicurezza bis.

Ecco una guida esplicativa alle principali domande.

Salvare le vite in mare è un obbligo?

Sì, è un obbligo. Il diritto del mare e l’art. 2 della Costituzione italiana si fondano sulla solidarietà come dove inderogabile. Lo stabilisce anche il diritto internazionale, come la convenzione di Montego Bay, che impone agli Stati di obbligare i comandanti delle navi che battono la propria bandiera nazionale a prestare assistenza a chiunque sia trovato in mare in pericolo di vita.

Inoltre, le norme internazionali obbligano a informare la autorità competenti, a fornire ai soggetti recuperati le prime cure e a trasferirli in un luogo sicuro.

In Italia, l’ingiustificata omissione di soccorso ai naufraghi costituisce reato ai sensi degli articoli 1113 e 1158 del codice della navigazione.

Quali sono i soggetti obbligati a prestare soccorso in mare?

Sono obbligati a prestare soccorso in mare tutti i soggetti, pubblici o privati, che abbiano notizia di una nave o persona in pericolo in mare, qualora il pericolo di vita sia imminente e grave e presupponga la necessità di un soccorso immediato.

soccorso in mare come funziona | Cosa è la zona SAR?

Sar, dall’inglese Search and Rescue, è un acronimo per “ricerca e soccorso” oppure per “ricerca e salvataggio”. Indica le operazioni di soccorso effettuate per salvare persone in difficoltà, per esempio dopo la segnalazione di un naufragio o di una barca in avaria.

Secondo la Convenzione di Amburgo, tutti gli Stati con zona costiera sono tenuti ad assicurare un servizio di ricerca e salvataggio.

Come deve comportarsi un capitano quando avvista una nave in difficoltà?

In primo luogo, un capitano deve informare il Centro di Coordinamento Regionale SAR competente.

Nell’immediato deve prestare i soccorsi, se improcrastinabili, e attenersi alle indicazioni che vengono fornite dal Coordinamento Regionale SAR. Per esempio, può intervenire immediatamente, oppure attendere l’arrivo di altre navi di soccorso o condurre le persone soccorse in un determinato luogo.

Dove devono essere portati i naufraghi soccorsi in mare?

Secondo quanto previsto dalla Convenzione di Amburgo, cui aderisce l’Italia, i naufraghi devono essere sbarcati nel Pos (Place of safety), il posto sicuro più vicino al luogo in cui è avvenuto il soccorso.

Cos’è il POS?

Finito il salvataggio in mare, l’operazione SAR non è ancora conclusa. I naufraghi devono essere portati in un luogo di sicurezza (Place of safety) in cui può essere garantita loro l’incolumità e l’assistenza sanitaria. Le persone soccorse in mare devono essere condotte in un luogo in cui possono essere offerte anche altre garanzie come la possibilità di presentare domanda di protezione internazionale oltre a non essere sottoposte a torture.

soccorso in mare come funziona | Il POS è sempre vicino al punto in cui si svolgono le operazioni di salvataggio?

No, non sempre il posto sicuro è quello più vicino al punto in cui si sono svolte le operazioni di salvataggio.

L’individuazione del luogo spetta alla SAR che coordina la singola azione di salvataggio, salvo che ci si trovi nelle acque territoriali dove resta la competenza esclusiva dello Stato costiero.

Non possono essere considerati sicuri tutti i paesi dove c’è possibilità di essere perseguitati per ragioni politiche, etniche o di religione, o essere esposti a minacce alla propria vita e libertà.

La Libia – a causa delle condizioni di sicurezza generale, della guerra civile in corso e della violazione dei diritti umani – non è considerata un posto sicuro dall’UNHCR. Inoltre, la Libia non ha mai ratificato la Convenzione di Ginevra.

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