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Sanità al collasso, la denuncia da Napoli: “Un infermiere si è suicidato, siamo sfiniti”

Immagine di copertina
Credit: National Cancer Institute/Unsplash

Sanità al collasso, la denuncia da Napoli: “Un infermiere si è suicidato, siamo sfiniti”

Un infermiere si è tolto la vita a Napoli ”perché non ha più retto ai logoranti ritmi di lavoro”. Lo hanno denunciato gli infermieri della città partenopea, che hanno rivolto un appello al presidente della regione, Vincenzo De Luca, per chiedere di riconoscere “dignità alla loro professione”.

“Sono sfiniti per gli organici inadeguati che pesano sul lavoro di tutti i giorni. Per turni esasperanti e carichi di lavoro insostenibili. Siamo amareggiati e scoraggiati. Per le continue mortificazioni verbali, le aggressioni, le pistole puntate alla tempia”, ha scritto la presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Napoli, Teresa Rea, citando le due gravi aggressioni riportate ad Acerra e a Calata Capodichino “ma soprattutto dopo il drammatico suicidio di un infermiere”.

“A testimonianza del fatto che quello che noi svolgiamo è un lavoro altamente usurante”, ha aggiunto Rea, che ha anche denunciato “un mancato ricambio generazionale” causato da “un decennale blocco delle assunzioni, di una pandemia che non finisce, dell’annosa carenza di organici e delle tante difficoltà di una professione di frontiera, mal pagata e senza alcuna prospettiva di carriera, mentre non c’è traccia di valorizzazione professionale e di carriera. Tantomeno di gratifiche economiche”.

“I colleghi sono stufi delle pacche sulle spalle, degli ‘angeli’ e degli ‘eroi’”, ha continuato Rea, che ha invocato la fine dei tagli alla sanità. “Gli infermieri di Napoli chiedono che sia riconosciuta dignità alla loro professione che è a rischio demansionamento per la grave penuria di personale di supporto e modelli organizzativi sostenibili che ci obbligano a lavorare in costante emergenza, ammalandoci più e peggio di ogni altra categoria, rinunciando a ferie, permessi, progetti di carriera e di vita. Infine, nell’esclusivo interesse della difesa del sistema sanitario pubblico, quindi dei cittadini, diciamo che bisogna finirla con i tagli degli ultimi venti anni in cui la salute è stata considerata un costo anziché un investimento per la collettività”.

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