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“Pantani non è morto per droga. È stato ucciso”: la rivelazione del pusher del ciclista

Miradossa ha parlato in audizione alla Commissione parlamentare antimafia che si occupa del caso, rispondendo a una domanda del senatore Giovanni Endrizzi

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 8 Gen. 2020 alle 15:44 Aggiornato il 8 Gen. 2020 alle 15:45
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Immagine di copertina

La rivelazione del pusher di Pantani: “Marco è stato ucciso”

“Io ne sono convinto: Marco non si è suicidato, è stato ucciso”.

A parlare è Fabio Miradossa, l’uomo che ha patteggiato una condanna per spaccio nella vicenda legata al ciclista Marco Pantani, trovato morto il 14 febbraio 2004, a soli 34 anni, mentre soggiornava al residence “Le Rose” di Rimini.

Miradossa ha parlato in audizione alla Commissione parlamentare antimafia che si occupa del caso, rispondendo a una domanda del senatore Giovanni Endrizzi.

“Marco l’ho conosciuto poco prima che morisse, di certo non mi è sembrato una persona che si voleva uccidere. Marco è stato ucciso. Lui era perennemente alla ricerca della verità sui fatti di Madonna di Campiglio, ha sempre detto che non si era dopato. E qualcosa stava facendo per arrivare alla verità, questa però è solo una mia convinzione”, ha detto.

“Io sono stato costretto al patteggiamento dalla Procura”, ha aggiunto. “La verità non la volevano, hanno beccato me ma io già 16 anni fa dicevo che Marco non è morto per droga, è stato ucciso. Lui ne usava quantità esagerate e quella volta ha avuto una quantità minima di cocaina rispetto a quello a cui era abituato, e l’ha avuta cinque giorni prima della morte. Qualsiasi drogato la droga la usa subito”.

“Quando ho visto che il pm non mi credeva – ha ricordato – ho chiesto all’avvocato di patteggiare”.

Infine, i 20mila euro prelevati da Pantani: “Quei soldi mancano: io non li ho avuti e Marco li aveva prelevati. Chi li ha presi?”.

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