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Orso M49, domani il Consiglio di Stato decide sul ricorso della LNDC

La presidente Piera Rosati: “Provincia di Trento miope, nessun orso deve più morire imprigionato”

Di Redazione TPI
Pubblicato il 9 Dic. 2020 alle 08:01 Aggiornato il 9 Dic. 2020 alle 08:04
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Non sarà solo il ricorso contro la prigionia dell’orso M49. Sarà un’azione legale mirata a riconoscere il diritto di ogni animale a vivere. E a vivere libero. Domani, giovedì 10 dicembre, la III Sezione del Consiglio di Stato, presieduta da Franco Frattini, esaminerà il ricorso in appello promosso dalla Lega Nazionale per la Difesa del Cane Animal Protection contro la sentenza del TAR di Trento n. 62 del 7 maggio 2020, che aveva rigettato il ricorso della LNDC contro l’ordinanza di cattura e “captivazione” permanente dell’orso M49. Si legge captivazione, si traduce carcere a vita per “Papillon”.

Papillon. È così che il Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, soprannominò M49 all’indomani della sua rocambolesca evasione dal famigerato recinto del Casteller, alle porte della città di Trento, dove tuttora l’animale si trova rinchiuso, in condizioni giudicate pessime anche dai carabinieri del Cites inviati dallo stesso Ministro.

La LNDC ha già segnato un primo gol in questa partita per la libertà. La Provincia Autonoma di Trento ha infatti rinunciato alla domanda di ricusazione del presidente Frattini, dopo che il Consiglio di Stato aveva giudicato infondata questa questione nel procedimento parallelo che riguarda la sospensione dell’ordine di captivazione permanente di un altro orso: JJ4. Anche questo impugnato dalla LNDC, assieme – stavolta – alle maggiori associazioni nazionali di protezione animale. Anche questo ricorso verrà discusso sempre domani davanti al Consiglio di Stato.

È dal 2017 che l’associazione presieduta da Piera Rosati contesta le reiterate e insensate ordinanze di “rimozione” degli orsi giudicati “problematici” dall’Amministrazione trentina. Qualche anno fa la LNDC portò avanti una battaglia per scongiurare l’uccisione dell’orsa KJ2, abbattuta poi su ordine dell’allora Presidente della Provincia Autonoma di Trento, Ugo Rossi, nell’estate 2017. In quell’occasione, non ci fu neanche il tempo di ricorrere al Consiglio di Stato perché l’ordine di abbattimento dell’orsa venne eseguito nel giro di pochi giorni. Nel caso di M49, invece, la LNDC non si è data per vinta dopo il rigetto del ricorso di primo grado. Anche se unica tra le sigle animaliste, l’associazione ha impugnato la sentenza del TRGA di Trento davanti al Consiglio di Stato.

Tramite gli avvocati Michele Pezone, Responsabile Diritti Animali LNDC e Paolo Emilio Letrari, l’associazione sottolinea come “l’attuazione seriale delle varie ordinanze presidenziali di rimozione degli orsi abbia un impatto negativo gravissimo sullo stato di conservazione della colonia ursina reintrodotta nel territorio delle Alpi italiane, aumentando il rischio – già presente per ammissione degli stessi esperti della PAT e di ISPRA – di deriva genetica della colonia, per il venir meno del preziosissimo patrimonio genetico degli esemplari eliminati”.

Due pronunce della Corte di Giustizia Europea vanno in questa direzione. Una sentenza, datata 10 ottobre 2020, ha sancito l’illegittimità dei piani di prelievo del lupo in Svezia. L’altra, del 12 giugno 2020, ha sancito il principio per cui l’habitat naturale delle specie protette si estende anche alle aree antropizzate, dovendo i Paesi membri adottare anche in quei contesti efficaci misure di tutela degli esemplari selvatici. La cui sopravvivenza come specie è un obiettivo primario.

Spiegano gli avvocati Pezone e Letrari: “Nelle due sentenze citate, la Corte di Giustizia Europea ha ribadito i principi fondamentali delle politiche di conservazione delle specie selvatiche protette, contenuti nella Direttiva Habitat, che tutti i Paesi membri sono tenuti a rispettare. Principi ai quali la LNDC si è richiamata sin dal ricorso del 2017 per il caso di KJ2, e che in Italia assumono il rango di principi costituzionali, per effetto dell’art. 11 della nostra Costituzione”.

Ribadisce la presidente della LNDC, Piera Rosati: “La Provincia di Trento, purtroppo, ha sempre mostrato la più totale insensibilità verso una risorsa inestimabile come la propria fauna e una completa incapacità di gestione della stessa che, nell’ottica miope di questa politica, va solo sterminata anche se non ha mai causato reali danni a nessuno. Di certo M49, così come DJ3 e M57 non dovranno finire i loro giorni imprigionati nel Casteller e costretti a vivere in condizioni terribili, e in una situazione inaccettabile per un grande animale selvatico. LNDC Animal Protection continuerà a battersi per restituire agli orsi del Trentino la libertà e una vita degna di essere vissuta”.

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