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Depistaggio Borsellino, due magistrati indagati per calunnia

Di Donato De Sena
Pubblicato il 11 Giu. 2019 alle 19:19 Aggiornato il 11 Giu. 2019 alle 20:53
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Depistaggio Borsellino | Strage via D’Amelio | Depistaggio inchiesta | Magistrati indagati | Calunnia

DEPISTAGGIO BORSELLINO MAGISTRATI INDAGATI – Non è più a carico di ignoti l’indagine della Procura di Messina sul depistaggio dell’inchiesta sulla strage di via d’Amelio costata la vita il 19 luglio 1992 al giudice Paolo Borsellino e a cinque agenti della sua scorta. I pm della città dello Stretto hanno iscritto nel registro degli indagati alcuni magistrati del pool che indagò sull’attentato. Agli indagati e alle persone offese oggi la Procura ha notificato l’esecuzione di accertamenti tecnici irripetibili. I magistrati sono indagati per calunnia, aggravato dall’aver favorito l’organizzazione mafiosa Cosa Nostra.

Depistaggio Borsellino | Magistrati indagati per calunnia | I nomi

L’indagine è condotta dal procuratore Maurizio De Lucia, ed è a Messina perché l’ufficio inquirente della città è competente quando sono coinvolti nelle vicende giudiziarie magistrati in servizio a Catania. Gli indagati sarebbero gli ex pm in servizio nel pool che indagò sulla strage di via D’Amelio, Carmelo Petralia ed Annamaria Palma.

L’indagine a carico dei magistrati è emersa proprio per la notifica degli accertamenti irripetibili agli indagati e alle persone offese. Gli accertamenti tecnici riguardano precisamente riguardano l’analisi di 19 supporti magnetici, 19 cassette, su cui vennero registrati una serie di interrogatori e che potrebbero essere danneggiate dall’ascolto. Da qui l’esigenza che all’esame partecipino i legali delle persone coinvolte con l’ausilio di consulenti. Giovedì 19 giugno ci sarà un “accertamento tecnico non ripetibile” al Racis (Raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche) di Roma.

Depistaggio Borsellino | Chi sono i magistrati indagati

Annamaria Palma attualmente è avvocato generale a Palermo, mentre Carmelo Petralia ricopre la carica di procuratore aggiunto a Catania. Nell’ipotesi accusatoria, in concorso con i tre poliziotti sotto processo a Caltanissetta (Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo) avrebbero depistato le indagini sulla strage. Un depistaggio definito clamoroso nella sentenza di primo grado del processo Borsellino quater, costato l’ergastolo a sette innocenti.

Il reato contestato ai magistrati e ai funzionari di polizia è la calunnia: i pm e i poliziotti avrebbero imbeccato tre falsi pentiti, costruiti a tavolino tra cui Vincenzo Scarantino, suggerendo loro di accusare falsamente dell’attentato persone ad esso estranee. Ai magistrati si contesta, oltre all’aggravante di avere favorito Cosa nostra, anche l’aggravante che deriva dal fatto che dalla calunnia è seguita una condanna a una pena maggiore di 20 anni.

L’avviso di accertamenti tecnici irripetibili è stato notificato a Palma e Petralia e ai sette condannati ingiustamente (Cosimo Vernengo, Gaetano La Mattina, Gaetano Murana, Gaetano Scotto, Giuseppe Urso e Natale Gambino), persone offese dal reato.

> Realiti, cantante neomelodico offende Falcone e Borsellino: la Rai apre un’istruttoria

Della figura di Paolo Borsellino si era tornato a parlare in questi giorni per le offese al giudice e al collega e amico Giovanni Falcone, come lui ucciso dalla mafia, nel corso di un programma tv (il talk show Realiti condotto da Enrico Lucci, in onda su Rai 2). La Procura di Catania ha aperto un’inchiesta, al momento senza indagati, sulla puntata della trasmissione. Titolare del fascicolo è il procuratore aggiunto Carmelo Petralia, che ha delegato le indagini alla Polizia Postale di Catania, che dovrà acquisire i video del programma. Al centro dell’inchiesta ci sono le dichiarazioni di due cantanti neomelodici: Leonardo Zappalà , presente in studio, e Niko Pandetta, nipote del boss ergastolano Salvatore Pillera.