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Home » Cronaca

Liliana Segre: “Visitare Auschwitz è come entrare in un santuario, non si può andare in pelliccia”

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I viaggi della Memoria “non sono gite”, in luoghi come Auschwitz “si va in silenzio, con vestiti adeguati”, come si stesse entrando “in un santuario”, in un modo “civile, religioso, nostalgico” e “magari avendo saltato la colazione del mattino”: Liliana Segre manda un messaggio soprattutto ai più giovani cercando di spiegare loro come approcciare con sensibilità a luoghi come i campi di sterminio, oggi diventati importanti musei che conservano la testimonianza di uno dei più grandi orrori della Seconda Guerra Mondiale.

La senatrice a vita ne ha parlato proprio a Palazzo Madama, in vista del Giorno della memoria, il 27 gennaio: in aula intanto veniva dato il primo “via libera” a un disegno di legge che istituisce un fondo a favore delle scuole superiori per visitare i campi di sterminio.

La sopravvissuta di Auschwitz ha ricordato con amarezza le immagini di “un gruppo di ragazzi olandesi” che entravano nel lager passando sotto la scritta “Arbeit macht frei” ascoltando musica ad alto volume e “leccando un gelato”.

E ha parlato anche dell’invito, rifiutato, per il cinquantenario della liberazione, alla presenza di capi di stato e di governo: “Non me la sono sentita. Quando poi ho letto e sentito alla radio la descrizione delle pellicce della regina di Olanda e di Berlusconi ero contenta di non aver accettato”.

Per il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano “le visite delle scolaresche nei campi di concentramento hanno una portata senza eguali per far constatare il risultato dell’antisemitismo e di un’ideologia perversa”, ma serve “uno sforzo di cercare un linguaggio vicino ai giovani per non far sembrare lontano quel dramma”.

L’approccio del governo trova il plauso della presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Noemi Di Segni, che si augura l’istituzione di una commissione Segre (giovedì si esprimerà il Senato) per tenere alta l’attenzione sui fenomeni di antisemitismo nel Paese: “C’è l’ipotesi di rendere una fattispecie autonoma il reato di incitamento all’odio, banalizzazione e negazionismo, che oggi è un’aggravante. E poi c’è il discorso sull’apologia del fascismo”.

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