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    I bigliettini, la mascherina, la foto Whatsapp: i passi falsi di Antonio De Marco, il presunto killer di Lecce

    Di Anna Ditta
    Pubblicato il 30 Set. 2020 alle 12:36

    Il piano meticoloso elaborato da Antonio De Marco, il 21enne che ha ammesso il duplice omicidio del giovane arbitro Daniele De Santis e della sua compagna Eleonora Manta a Lecce, non è bastato a garantirgli l’impunità. Il killer, arrestato lunedì sera, ha confessato di aver assassinato la coppia dopo che gli inquirenti sono risaliti a lui.

    Per farlo ci sono voluti 7 giorni di indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce, con il supporto dei Ris di Roma e della sezione Crimini violenti del Ros, a partire dalle tracce che lo studente di Scienze infermieristiche ha lasciato dietro di sé. Quel drammatico 21 settembre, infatti, come ha ricostruito un articolo del Fatto quotidiano firmato da Francesco Casula e Andrea Tundo, De Marco ha commesso una serie di passi falsi.

    Il primo è stato lo smarrimento di 5 bigliettini scritti a mano e ripiegati, di cui uno macchiato di sangue, dove si descriveva con “inquietante meticolosità” il “cronoprogramma dei lavori” (“Pulizia… acqua bollente… candeggina… soda… ecc”). Ma c’era anche la “mappa con il percorso da seguire per evitare le telecamere”. I foglietti sono stati ritrovati nel piazzale davanti al condominio insieme a una fascetta serracavo, uguale alle altre due fascette ritrovate vicino a un mobile e sulla soglia d’ingresso dell’abitazione di De Santis e Manta, e una perizia grafologica ha evidenziato “ambiti di compatibilità accentuati” tra la scrittura dei bigliettini e le firme di De Marco sui documenti per la patente di guida e la carta d’identità.

    Inoltre, dentro l’appartamento Dentro l’appartamento altri tre possibili indizi: una mascherina facciale nera “verosimilmente corrispondente” a quella indossata da De Marco quando, poco prima del delitto, è stato immortalato da una telecamera divia Veneto. A questa si aggiungono un frammento di guanto in nitrile azzurro e la fodera nera di un coltello lunga 29 centimetri. Su questi oggetti i Ris cercheranno tracce del presunto assassino.

    A riprendere De Marco sono state anche altre telecamere, che lo hanno immortalato in diversi punti del percorso “tortuoso e lungo”, che avrebbe scelto per evitare l’impianto di videosorveglianza installato tra via Diaz e viale Rudiae. Il tragitto, sostengono i magistrati, è “inequivocabilmente compatibile” con quello appuntato in uno dei cinque bigliettini ritrovati.

    Infine, un ultimo inquietante elemento: quando il 24 settembre, il Reparto indagini telematiche del Ros ha estratto dal telefono di Daniele De Santis i contatti degli ospiti della casa di via Montello, la foto profilo Whatsapp di Antonio De Marco era visibile. Nei giorni successivi, invece, non lo era più. “Verosimilmente a seguito dell’eliminazione della stessa dal proprio dispositivo per non essere identificato e rintracciato”, annotano i pm nel decreto di fermo.

    Antonio De Marco aveva vissuto un mese nella casa di De Santis, a via Montello 2, dove aveva affittato una stanza a novembre dello scorso anno. A luglio, quando aveva espresso il desiderio di tornare in quella casa, il padrone di casa aveva detto di no. Per gli inquirenti forse in quel momento lo studente di Scienze infermieristiche ha iniziato a pianificare di uccidere la coppia. Il duplice omicidio è avvenuto nella casa dove Daniele ed Eleonora si erano trasferiti il 21 settembre scorso, quando avevano iniziato la loro convivenza. “Erano troppo felici”, ha raccontato il 21enne durante l’interrogatorio di martedì notte.

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