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L’autista del Suv che ha investito due bimbi è il figlio di un boss: funerale tra le polemiche

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 14 Lug. 2019 alle 09:51 Aggiornato il 14 Lug. 2019 alle 14:01
Immagine di copertina
Le strade di Vittoria

Vittoria Suv boss | Rosario greco | Funerali | Paolo Borrometi

Vittoria suv boss – Rosario Greco, l’autista 37enne del Suv che l’11 luglio ha travolto i due cuginetti di Vittoria, nel ragusano, uccidendone uno sul colpo, è il figlio del boss Elio Greco, conosciuto come il “re” degli imballaggi della città siciliana.

Vittoria suv boss | Il funerale tra le polemiche

È lutto cittadino domenica 14 luglio a Vittoria, nel giorno dell’addio al piccolo Alessio, morto a 11 anni, falciato davanti a casa insieme al cuginetto.

Ed è polemica sulla decisione di affidare le esequie all’agenzia di pompe funebri dell’amico di uno degli uomini che si trovavano a bordo del Suv che ha ucciso Alessio e ferito gravemente il cugino Simone, a cui sono state amputate le gambe.

Filippo Dispenza, uno dei tre commissari che reggono il comune di Vittoria, sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2018, dice: “Questi delinquenti cercano di tenere in ostaggio la città. Pensano di restare impuniti”. Il riferimento è proprio a Rosario Greco, che ubriaco e sotto effetto di cocaina si è messo alla guida del Suv lanciato a tutta velocità per le stradine del comune del ragusano.

Vittoria suv boss | Gli altri uomini

Anche le tre persone che erano in macchina con Rosario Greco sono note alle forze dell’ordine. Uno è Angelo Ventura, figlio del capomafia di Vittoria, Giambattista. Il secondo è Alfredo Sortino con vari precedenti penali e il terzo è Rosario Fiore.

Tutti, in un primo momento, hanno cercato di aiutare Rosario Greco ma successivamente hanno deciso di fornire un’esatta dinamica di quanto accaduto. I tre sono stati denunciati per favoreggiamento.

Angelo Ventura, il figlio del capomafia di Vittoria, era a bordo del Suv che giovedì sera ha ucciso un bambino di undici anni e ridotto in fin di vita il cuginetto.

È indagato per omissione di soccorso e favoreggiamento. Da tre giorni è rinchiuso a casa dei suoceri. Dice: “Chiedo perdono, scusa”. Ma poi scappa.

Il clan 

Secondo quanto ricostruito dal Tribunale di Catania, che lo scorso mese di gennaio ha sequestrato all’imprenditore beni per un valore di circa 35 milioni di euro, l’uomo è stato un affiliato al clan Dominante-Carbonaro e vicino alla famiglia mafiosa gelese dei Rinzivillo.

Lo stesso Elio Greco, nel dicembre 2017, è finito in manette nell’inchiesta “Ghost Trash” sul presunto controllo della mafia nel settore degli imballaggi ortofrutticoli. Come se non bastasse, a Pasqua di quest’anno è stato arrestato per tentato omicidio ai danni di Raffaele Giudice, con il quale aveva contrasti di natura economica.

Il figlio Rosario, invece, è conosciuto alle forze dell’ordine per porto abusivo di armi e traffico di sostanze stupefacenti. È stato arrestato nel 2015 quando, a seguito di diverse perquisizioni della polizia, gli sono state rinvenute armi in casa.

Anche ieri sulla sua auto che ha travolto i bambini gli agenti hanno rinvenuto uno sfollagente telescopico e una mazza da baseball. In modo del tutto criminale, l’uomo ieri era alla guida del Suv dopo aver bevuto alcolici e sniffato cocaina.

Vittoria suv boss | La famiglia contro Paolo Borrometi

I suoceri dell’autista al volante del suv se la prendono con il giornalista Paolo Borrometi, che vive sotto scorta per le sue inchieste sulla mafia di Vittoria. Borrometi ha denunciato che a fare il servizio funebre per il piccolo Alessio è una ditta vicina al clan Ventura.

In carcere, per omicidio stradale, c’è il giovane che stava alla guida del mezzo, Saro Greco, rampollo di un imprenditore del mercato di Vittoria ritenuto vicino a Cosa nostra.

Dopo le critiche da parte della famiglia dell’autista indagato, Paolo Borrometi ha scritto un lungo post su Facebook:

“Ci vogliono muti, ma questo è il momento di urlare. Lo dobbiamo fare per noi, per i nostri figli, per i più piccoli come Alessio e Simone”, scrive il giornalista.

Poi continua: “Perché mentre piangiamo il piccolo Alessio e preghiamo per il cuginetto Simone (in ospedale in fin di vita e con le gambe amputate), a Vittoria continua ad accadere di tutto e lo Stato purtroppo arranca.  Uno degli indagati per omissione di soccorso e favoreggiamento dell’omicida di Alessio è Angelo Ventura, il figlio del boss Titta Ventura. E Angelo Ventura, candidamente su Facebook scrive che è “addolorato”. Sì, avete capito bene, era a bordo della macchina che ha ucciso il povero Alessio e ridotto in fin di vita Simone, è scappato senza soccorrere i bimbi. Ed è “addolorato”. Incredibile. Ma purtroppo non è finita qui”.

Borrometi racconta nel post  la sua attività giornalistica sul territorio: “Un “amico” di Angelo Ventura, un pluripregiudicato, Giuseppe Cammalleri, scrive pubblicamente qui su Facebook che “Borrometi è lo schifo della terra” e che mi dovrei “vergognare” perchè ho denunciato i nomi e cognomi di chi è scappato, esattamente come il delinquente Angelo Ventura. Non contento mi dice, sempre pubblicamente, che sono un “essere spregevole”.  Io faccio il giornalista e che, piaccia o no, ho l’obbligo di fare nomi e cognomi. Anche se sono i figli dei boss! Ed intanto domani i funerali del piccolo Alessio saranno fatti dall’agenzia funebre di Cutello, lo stesso che con Angelo Ventura ed il padre capomafia è a processo. Per mafia”.

“Mi spiace dirlo ma quanto sta accadendo è la testimonianza che lo Stato arranca. Le Forze dell’Ordine non riescono a controllare il territorio (non per colpa propria ma per mancanza di personale) e si rischia di consegnare le città in mano a delinquenti e mafiosi. In posti come Vittoria ci vuole forte la presenza dello Stato, con uomini, con mezzi (se necessario anche con l’esercito) e con la cultura. Se così non sarà è tutto finito”, conclude Borrometi.

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