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Fuga dalle città: le storie dei giovani italiani che con il Covid tornano a vivere nella natura

Immagine di copertina
Credit: Beatrice Tura

Il Covid ha spinto migliaia di giovani ad abbandonare le metropoli in cerca di uno stile di vita alternativo

Silvia, Giovanni e Guido hanno trent’anni, sono nativi digitali e hanno sempre vissuto in città. Ma due anni fa hanno preso una decisione che ha cambiato radicalmente la loro vita: hanno volontariamente scelto di abbandonare il contesto urbano e di andare a vivere in campagna.

Facciamo un passo indietro. Era la primavera del 2020 quando Guido ha raggiunto Silvia e Giovanni nella contrada di Settevoci, una striscia di terra nella campagna siciliana tra l’Etna e le Gole dell’Alcantara. Silvia e Giovanni erano già lì da qualche mese, avevano iniziato a mettere a posto il rudere che porta lo stesso nome della contrada, avevano preso le galline e le api, costruito pollaio ed arnie e piantato una varia gamma di alberi da frutto. Avevano dato il via al loro progetto di permacultura, che non è solo un metodo di coltivazione, ma uno stile di vita basato sull’utilizzo attento ed efficiente delle risorse e a favore di una relazione reciproca tra l’ambiente e l’essere umano.

La loro storia rispecchia un trend partito nel pieno della pandemia che, dal Piemonte alla Toscana, Abruzzo, Umbria e Lazio, sembra andare crescendo in tutta Italia. I motivi e le modalità che caratterizzano questa tendenza sono diversi ma hanno due punti in comune tra loro: il Covid-19 e un interesse per ciò che non è stato costruito dall’uomo. C’è chi l’ha fatto per sfuggire ad una quarantena tra le mura di un appartamento con genitori o coinquilini, chi perché ha visto nella sospensione della vita cittadina un’occasione per provarne una campagnola, e chi purtroppo ha perso il lavoro e per cui le prospettive in una metropoli apparivano scarne. Qualunque sia stata la ragione, c’è stato un evidente re-incanto della natura, ossia una rinnovata curiosità per il mondo degli animali, piante ed ecosistemi. ..

Continua a leggere l’articolo sul settimanale The Post Internazionale-TPI: clicca qui

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