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È morto Francesco Saverio Borrelli, il capo del pool di Mani Pulite

Di Luca Serafini
Pubblicato il 20 Lug. 2019 alle 10:38 Aggiornato il 20 Lug. 2019 alle 10:47
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Immagine di copertina
Francesco Saverio Borrelli

Francesco Saverio Borrelli è morto: chi era il capo del pool di Mani Pulite

È morto oggi a Milano Francesco Saverio Borrelli, l’ex capo del pool di Mani Pulite.

Borrelli aveva 89 anni: era nato a Napoli il 12 aprile del 1930. Era ricoverato nell’hospice dell’Istituto dei Tumori di Milano.

Entrato in magistratura nel 1955, è stato protagonista della stagione di Tangentopoli con il pool da lui guidato, e composto anche da Antonio Di Pietro, Ilda Boccassini, Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo.

Dal 1999 al 2002, per sua stessa richiesta, fu nominato Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Milano.

Proprio nel 2002 fu celebre il suo appello per l’indipendenza della magistratura, rivolto al governo allora presieduto da Silvio Berlusconi: “Resistere, resistere, resistere, come sulla linea del Piave”.

La figlia Federica ha condiviso questo messaggio: “Ti tengo la mano e insieme alle lacrime che non ho il pudore di nascondere, scorrono i mille ricordi di quanto vissuto con te. Mi vedo seduta sulla canna della tua bicicletta azzurra, sento ancora il freddo dell’acciaio sulle mie gambe infantili, vedo le mie mani grassocce che stringono il manubrio, come mi dicevi tu, per non cadere e non sbilanciarci”.

“Ricordo l’ansia del distacco quando mi lasciavi all’asilo per consegnarmi alla signorina Carla. Ma non solo… ricordo le prime versioni di latino tradotte insieme, ricordo il tuo aiuto magico per il maledetto Isocrate e per i filosofi greci, anche all’Università, ricordo il regalo di maturità, le gite sui Monti della nostra Courmayeur, i litigi, le sgridate, l’ultima pochi giorni prima del matrimonio, ricordo che non hai mai smesso di trasmettere tutto ciò che per te valeva la pena trasmettere”.

“Nel mio momento più buio ci sei stato, amorevole, quando nacque Sofia, quando mi sono ammalata mi hai portato in giro per capire cos’era questa maledetta malattia. Mi mancano il tuo arguto senso critico, che si parlasse di filosofia, letteratura, musica, storia e arte. Mi manca il suono del tuo pianoforte che giace orfano del tuo talento, come orfani siamo noi. Papà vorrei averti potuto e saputo dare tutto quello che mi hai dato, per sempre”.

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