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    Covid, medico lombardo risponde alla lettera di Fontana: “Noi abbiamo lavorato, voi dove eravate per evitare tutto questo?”

    Di Niccolò Di Francesco
    Pubblicato il 6 Nov. 2020 alle 16:41

    Covid, medico lombardo risponde alla lettera del governatore Fontana

    Un medico lombardo risponde alla lettera che il governatore Attilio Fontana ha inviato agli operatori sanitari chiedendo aiuto perché “il Covid è tornato”. Nella giornata di mercoledì 4 novembre, infatti, il presidente della Regione Lombardia ha scritto una missiva indirizzata “ai medici, agli operatori sanitari e sociosanitari” lombardi chiedendo loro di “lavorare insieme e rapidamente” per sconfiggere “un nemico invisibile” che “è tornato a condizionare le nostre vite, ad esercitare pressioni sui nostri ospedali”. Il governatore lombardo, quindi, ha scritto: “Abbiamo bisogno del vostro prezioso contributo di ‘silenziosi artigiani della cultura della prossimità e della tenerezza’, per citare le parole di Papa Francesco”.

    Una lettera che non è piaciuta a diverse persone, inclusi esponenti politici, i quali hanno sottolineato come il presidente della Lombardia si sia fortemente battuto contro le ulteriori misure restrittive imposte dal governo nell’ultimo Dpcm nonostante la gravità della situazione. Una missiva, come detto, che non è piaciuta nemmeno al medico lombardo Luca Ardigò che sui social ha risposto a Fontana. “Caro presidente, il primo istinto sarebbe di cestinare questo Suo scritto con un sottofondo di insulti variamente indirizzati, tuttavia provo a rispondere ad alcuni punti. Il ‘nemico invisibile’ non è tornato: non se ne è mai andato, nonostante Lei e i suoi colleghi di partito – anche di rilievo nazionale – abbiate fatto campagna attiva per trasmettere il messaggio opposto, in barba ai numerosi appelli a non sottovalutare il problema da parte di tutte le Società scientifiche mediche e non solo”.

    “Non abbiamo lavorato insieme – scrive ancora Ardigò – Io so che NOI abbiamo lavorato e le risposte da voi, qualora giunte – perché molte istanze non sono neanche mai state prese in considerazione seriamente -, sono sempre state tardive, incomplete, contradditorie e l’unico messaggio che hanno trasmesso è stata la percezione di disorganizzazione totale e dilettantismo di chi era ed è tutt’ora al comando. Noi siamo e saremo sempre ‘silenziosi artigiani’, non nel nome del Papa (figura che peraltro rispetto per quello che rappresenta), ma dei valori LAICI dello Stato, tra cui il diritto alla salute, garantito per tutti indipendentemente da cultura, etnia, religione o censo; ciò non toglie che a fine turno, sono stato e tuttora sono un rumoroso e grosso professionista che protesta contro l’ipocrisia di chi ci ha portati al punto in cui siamo, senza neanche avere il coraggio di metterci la faccia e di assumersi le proprie responsabilità, ma preoccupato solo di dare la colpa ad altri, impegnato in vistosi equilibrismi per rimanere a galla. E si sa cosa dice il proverbio delle cose che galleggiano bene”.

    “Con profondo rammarico, faccio a Lei e a tutta la giunta un augurio di buon lavoro, sperando che non sia troppo tardi per dire: Ad maiora” scrive ancora il medico il quale poi sottolinea che”Il presente scritto rappresenta unicamente il pensiero di chi scrive e di nessun’altra entità giuridica”, aggiungendo: “Nel ribadire che quanto detto rappresenta unicamente il mio pensiero – sicuramente criticabile nella forma e nei modi -, e in nessun modo quello di altri Enti o Istituzioni, vorrei spontaneamente porgerLe le mie sincere scuse onde evitare il malinteso che intendessi offendere l’Istituzione che Lei rappresenta”.

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