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    Coronavirus, il professor Remuzzi: “L’aumento dei contagi è una buona notizia. I positivi ora hanno una carica virale bassa”

    Di Niccolò Di Francesco
    Pubblicato il 10 Ago. 2020 alle 09:14

    Coronavirus, Remuzzi: “L’aumento dei contagi è una buona notizia”

    “L’aumento di contagi di Coronavirus in Italia è una buona notizia”: ne è convinto Giuseppe Remuzzi direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri. Intervistato da Libero, il ricercatore invita a osservare le precauzioni suggerite dal governo (mascherine e distanziamento), ma anche a non farsi “trarre in inganno dal numero dei contagiati, che poi vuol dire persone con tampone positivo”. Secondo Remuzzi infatti “Se i contagiati salgono, è anche perché ora li sappiamo trovare, e questa è una buona notizia”. Il professore, poi, commenta l’andamento dell’epidemia di Covid-19 nel nostro Paese: “La situazione in Italia è sotto controllo. Qui a Bergamo non arrivano più malati da maggio e anche nel resto del Paese le terapie intensive non hanno quasi più pazienti di Covid-19”.

    Eppure, secondo l’ultimo bollettino della Protezione Civile, i contagi continuano ad aumentare: “L’aumento dei contagi riflette il numero dei positivi al tampone, dovuto in parte al fatto che ne facciamo di più, visto che adesso chiunque si ricovera in ospedale, per qualsiasi ragione, viene sottoposto al test. Il dato importante però è che i positivi che scopriamo hanno una carica virale bassa, almeno in Lombardia, e sono per lo più asintomatici. Finché non aumentano i ricoveri per Covid in pneumologia e in terapia intensiva possiamo stare abbastanza tranquilli, perché il contagio non si traduce in malattia”.

    Remuzzi, poi, spiega perché la comunità scientifica è apparsa così divisa in questi mesi anche in Italia: “I medici conoscono i malati, i virologi registrano che il virus circola ancora, ed è vero. Gli epidemiologi studiano le pandemie e cercano di prevedere cosa succederà. Quelli bravi di solito ci vanno vicino, ma poi ci sono quelli, anche loro bravissimi, che tendono a esagerare. I professori dell’Imperial College di Londra per esempio, i più celebrati e ascoltati, alle volte sbagliano, anche di tanto. Per esempio, nel 2005 avevano previsto che l’influenza aviaria avrebbe ucciso 150 mila persone nella sola Gran Bretagna, invece ha fatto meno di 300 vittime in tutto il mondo. E di errori simili ce ne sono altri”.

    Rispetto a febbraio, il professore è convinto che “abbiamo imparato a curare i malati di Covid-19”, ma il calo dei contagi secondo lui si spiega soprattutto perché “il virus ha una carica diversa da prima, tant’è che con i tamponi di adesso si fa fatica a infettare le cellule in coltura, almeno in Lombardia”. Sulle conseguenze di chi si ammala di Coronavirus, Remuzzi spiega che: “Abbiamo studi che ci dicono che quattro persone su dieci non si ammaleranno mai di Covid-19 in forma grave perché hanno un sistema immunitario capace di distruggere il virus molto rapidamente. Un altro 35% è immune perché ha già incontrato altri Coronavirus simili a questo, quelli del raffreddore per esempio, che in certi individui inducono una reazione immune che protegge anche nei confronti del virus di Covid-19”.

    Sull’arrivo di una possibile seconda ondata, invece, il professor Remuzzi afferma: “Il fatto che attualmente la situazione sia tranquilla non significa che tra un mese le cose non possano peggiorare. Nessuno può sapere se ci sarà la seconda ondata. Gli elementi certi sono solo tre: l’inverno è più favorevole alla diffusione del virus, stare all’aria aperta riduce i contagi, come ha dimostrato il fatto che nessuno si è ammalato dopo i festeggiamenti in piazza per la vittoria del Napoli in Coppa Italia o dopo i cortei anti-razzismo in Usa, e almeno il 30% di chi si è ammalato di Covid patirà qualche sequela respiratoria con il ritorno della cattiva stagione”. Sull’arrivo del vaccino, Remuzzi dichiara: “Ci stanno lavorando quattro grandi multinazionali farmaceutiche e stanno avendo buoni risultati. Tra due anni ci sarà di sicuro. Prima è possibile, anche all’inizio del 2021, ma non potrà risolvere ogni problema, perché bisogna vedere se è sicuro, quanto dura l’immunità e poi non potrà essere subito disponibile per miliardi di persone”.

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