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Commessa litiga con la cliente e cambia il nome sulla carta fedeltà in “Donzella svampita”: multata La Rinascente

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Commessa litiga con la cliente e cambia il nome sulla carta fedeltà in “Donzella svampita”: multata La Rinascente

Una discussione tra una commessa e una cliente, sfociata in una multa da 300mila euro. È la sanzione inflitta dal Garante della privacy a La Rinascente al termine di un’istruttoria nata da una segnalazione di una consumatrice.

La donna aveva scritto al Garante per la protezione dei dati personali dopo aver ricevuto una mail che le comunicava l’attivazione di una nuova fidelity card, senza averne mai fatto richiesta. Il messaggio era arrivato il 24 luglio del 2021, poche ore dopo una lite con un’addetta del negozio. A saltare all’occhio erano state le generalità indicate per la nuova tessera: la donna era stata ribattezzata da qualcuno “Donzella Svampita”. Inevitabile il collegamento con la lite di quella mattina. Il servizio clienti le aveva poi confermato che la sua vecchia carta fedeltà era stata annullata e sostituita quello stesso giorno con nome e cognome diversi.

Da questo caso, secondo quanto riporta Il Giorno, il Garante ha avviato un’istruttoria che si è conclusa con una multa di 300mila euro, che La Rinascente potrà dimezzare se sceglierà di risolvere la controversia entro 30 giorni. Alla catena di proprietà della multinazionale thailandese Central Group of Companies sono state anche contestate altre irregolarità.

Una riguarda una falla che ha fatto finire per errore gli ordini di 70 utenti nelle mail di altri 5 clienti e-commerce. Secondo il Garante, in questo caso l’azienda non è riuscita a garantire “su base permanente la riservatezza dei dati”. L’autorità ha anche contestato l’assenza di una “valutazione d’impatto” nella profilazione dei clienti e i lunghi tempi tempi di conservazione dei dati, fissati a un massimo di 7 anni per più di 800 brand reclamizzati.

Per quanto riguarda la vicenda che ha dato il via agli accertamenti, il caso è stato archiviato a seguito delle controdeduzioni dell’azienda. Secondo il Garante si è trattato di una “leggerezza” di una dipendente, poi punita con una sanzione disciplinare, che “ha violato le istruzioni ricevute nonché, più in generale, un predefinito protocollo”.

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