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“Troppo bella per fare la bagnina, distrai i bagnanti”: la storia di Alice, vittima di discriminazione di genere

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Alice Soldi. Credit: Facebook

È troppo bella perciò non può fare la bagnina. Alice Soldi ha 26 anni e arriva da Fano, nelle Marchie, ha un brevetto di salvataggio e perciò ha deciso di non sprecare il suo tempo in estate e mettersi a lavorare come bagnina.

Peccato però che si sia vista rifiutata da tutti gli stabilimenti balneari a cui è andata a bussare per chiedere un lavoro. Ma non è di certo il primo anno che succede. È successo già nel 2016, poi nel 2017 e nel 2018.

Il Resto del Carlino racconta la vicenda di Alice, che nel 2016 si è recata da ogni bagnino di Fano e di Pesaro per proporsi come addetta alla sicurezza tra gli stabilimenti o gli alberghi con piscina della zona, ma niente da fare. Nessuno l’ha mai presa.

In tanti non le hanno proprio risposto, ma quelli che l’hanno fatto hanno rifiutato la sua candidatura adducendo motivazioni banali e stupide: “Non ti posso assumere, sei troppo bella per fare la bagnina”, si è sentita ripetere la 26enne.

“Distrai i bagnanti, invece di salvarli”, le ha detto qualcuno. Ma non è finita qui. Alice è stata anche tempestata di telefonate e messaggi da qualcuno di loro. Datori di lavoro che hanno utilizzato i suoi contatti per chiederle di uscire, invece di lavorare per loro.

In realtà Alice ha letto tutti questi rifiuti come una vera e propria discriminazione di genere. “Per una donna è ancora difficile trovare un lavoro”, ha detto lei. “Ahimè c’ è ancora molto da fare, e siamo ben lontani dal riconoscere gli stessi diritti e dare le stesse possibilità così a donne come a uomini”. E ha aggiunto ancora, delusa: “Dovrebbe essere normale per uomini e donne accedere alle stesse opportunità lavorative. Ma siamo nel 2019, in Italia”.

Finalmente Alice è riuscita a trovare lavoro. Sì, ma a 80 chilometri da casa. Il che non è proprio il massimo, a livello di costi e spostamenti. Dopo tre anni, però, ha tentato ancora: curriculum in mano, è andata a bussare ancora a quegli stabilimenti.

“Ho inviato undici cv a ristoranti con piscina a Fano e dintorni, ma senza successo. Così, come ogni anno, rassegnata, tornerò a meno di un miracolo a Numana, sapendo che lì il mio lavoro è apprezzato e considerato al pari di quello di un uomo. Perché in acqua non conta la forza fisica, che comunque non mi manca, ma il saper soccorrere bene e saper nuotare ancora meglio”, ha concluso, delusa, la ragazza.

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