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Morti 1.300 uccelli nel Ravennate, Legambiente: “Una strage che poteva essere evitata”

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Credit: Italia Nostra

Gli animali contagiati potrebbero essere tremila

Morti oltre 1.300 uccelli acquatici in provincia di Ravenna è allarme

È una vera e propria strage di volatili, nel Ravennate: solo oltre 1.300 gli uccelli acquatici morti nella Valle della Canna, a pochi chilometri da Ravenna. La procura ha aperto un’indagine per ricostruire gli eventi e, soprattutto, capire le eventuali responsabilità della moria di uccelli.

L’ipotesi di reato al momento non è ben delineata, si va dall’inquinamento ambientale al disastro ambientale. Sarà l’inchiesta aperta a tratteggiare i contorni del reato. Intanto sono state avviate le analisi e dai risultati delle prime si evince che la morte degli animali sia da attribuirsi al botulino.

Gli inquirenti sono al lavoro anche per acquisire le carcasse dei volatili morti per ulteriori e specifiche analisi. Gli uccelli contagiati al momento sono 1.300, ma secondo alcune stime gli esemplari potrebbero essere addirittura 3mila. La morte per questi animali è quasi certa: nel 90 per cento dei casi, la patologia risulta letale.

A farsi sentire è anche Legambiente, che denuncia la moria di uccelli e punta il dito contro l’inadempienza delle istituzioni. Antonino Morabito, di Legambiente, parla di “inadempienza oggettiva” e punta il dito contro Comune, Regione ed Ente Parco, che “da anni sapevano”.

La strage di volatili “poteva essere evitata”, ha riferito ad Ansa. La proliferazione del botulino è da attribuirsi al prosciugamento delle acque della valle: “Nessuna amministrazione con un ruolo può dire che non ne sapeva nulla”, ha continuato Morabito.

“Non è stata realizzata una presa diretta per fornire acqua agli invasi, né sono stati fatti accordi con le società di gestione idrica. È stato lasciato scorrere il tempo e così si è arrivati alla strage”, ha aggiunto ancora l’esponente di Legambiente.

Ma Morabito lamenta anche altro: “Non sappiamo se è stata fatta una lista delle specie trovate morte, di quale età o sesso, quindi non sappiamo se tra gli esemplari deceduti ci sono quali e quante specie minacciate anche da estinzione”. Per Legambiente “è urgente che ci sia un’assunzione di responsabilità da parte di chi deve mettere in opera attività per mantenere il livello idrico di acqua dolce che ormai è raro in tutto il Delta”, un “tema noto da almeno 6-7 anni”.

Anche Italia Nostra ha denunciato da tempo la situazione: “Venerdì si sono concluse le prime operazioni di raccolta, con circa 1500 volatili morti e 130 ancora vivi, ma, anziché chiudere immediatamente le attività venatorie e continuare di gran carriera i recuperi lanciando un appello a tutte le associazioni di volontariato affinché collaborassero numerose, per ben tre giorni (sabato, domenica e lunedì, giorni di attività venatoria) la Valle è stata lasciata al suo destino ed è stata interrotta la raccolta degli animali ancora vivi. Tre giorni preziosissimi persi pur di non chiudere la caccia”.

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