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Ogni 2 secondi nel mondo una persona emigra a causa di cambiamenti climatici e catastrofi naturali

Di Laura Melissari
Pubblicato il 2 Dic. 2019 alle 15:40
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Negli ultimi 10 anni il numero di persone in fuga dalle proprie case è aumentato di 5 volte: si tratta di oltre 20 milioni di persone ogni anno. Le catastrofi naturali e gli effetti dei cambiamenti climatici sono la prima causa al mondo di migrazioni forzate, davanti a guerre e conflitti. Una persona ogni 2 secondi fugge per cercare condizioni più favorevoli altrove. A lanciare l’allarme è Oxfam, con il suo nuovo rapporto rilasciato in concomitanza con l’apertura della Conferenza sul clima delle Nazioni Unite, la Cop25 di Madrid.

Il rapporto fa emergere fenomeni e trend allarmanti: cicloni, inondazioni e incendi hanno 7 volte più probabilità di causare migrazioni forzate rispetto a terremoti o eruzioni vulcaniche e 3 volte di più rispetto a guerre e conflitti.

A esserne colpiti sono tutti i paesi, ma in particolar modo quelli in via di sviluppo.

Negli ultimi 10 anni, tra il 2008 e il 2018, il 5% della popolazione di Cuba, Dominica e isole Tuvalu (oltre 3 milioni di persone) ogni anno è stato sfollato a causa di eventi climatici estremi. Spesso i paesi poveri pagano le spese più gravi delle emissioni inquinanti prodotte da altri paesi.

Oxfam la definisce una “disuguaglianza climatica”

In paesi come India, Nigeria e Bolivia, la popolazione ha una probabilità quattro volte maggiore di essere sfollata a causa di catastrofi climatiche rispetto alle persone che vivono in Paesi come gli Stati Uniti. E circa l’80 per cento di tutte le persone sfollate negli ultimi 10 anni vive in Asia. La situazione è drammatica anche in Africa, dove la sopravvivenza di decine di milioni di persone è a rischio fame per colpa di eventi climatici estremi.

In Somalia negli ultimi 12 mesi oltre un milione di persone sono sfollate a causa della siccità e delle alluvioni, oltre che della guerra civile.

O ancora, in Mozambico ci sono 45 milioni di persone a rischio dopo il passaggio lo scorso marzo dei cicloni Idai e Kenneth, che hanno ucciso 648 persone, causato milioni di sfollati interni e distrutto case, infrastrutture e colture, causando danni per 3 miliardi di dollari.

I cicloni hanno provocato danni anche in Zimbabwe, dove Idai oltre 50mila persone sono rimaste senza casa. L’estrema siccità ha causato gravi problemi umanitari anche in Etiopia e Sudan.

“Ue e Stati Uniti, secondo un recente studio promosso da oltre 100 organizzazioni tra cui Oxfam, sono responsabili da sole del 54 per cento del costo danni causati dalla crisi climatica nel Sud del mondo. La conseguenza è che negli ultimi 10 anni i Paesi poveri hanno subito perdite economiche equivalenti al 2% del proprio reddito nazionale a causa del caos climatico, percentuale che può arrivare al 20% nei Paesi più colpiti”, ha detto Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia.

!Per invertire questa tendenza è essenziale che, in occasione del summit di Madrid, i Governi si impegnino sul serio per fare la differenza, intervenendo in supporto dei Paesi poveri, attraverso l’istituzione di un nuovo fondo per l’adattamento al cambiamento climatico”, ha proseguito.

Oxfam si è schierata dalla parte del movimento Friday For Future, per chiedere interventi immediati per contrastare gli effetti del cambiamento climatico.

Oxfam Italia inoltre chiede al Governo italiano, che sta aumentando l’attenzione sul tema in ambito nazionale, di avere un maggior profilo anche in ambito internazionale. “Il vertice in corso a Madrid è cruciale: se i Governi che parteciperanno al summit non agiranno subito, più persone moriranno, più persone avranno fame e più persone saranno costrette a lasciare le proprie case per poter sopravvivere”, ha detto Bacciotti.