Una colonia di formiche è sopravvissuta per 25 anni in un bunker atomico senza cibo

Di Giovanni Macchi
Pubblicato il 20 Dic. 2019 alle 14:02 Aggiornato il 20 Dic. 2019 alle 15:06
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Una colonia di formiche è sopravvissuta per 25 anni in un bunker atomico senza cibo

Un gruppo di scienziati ha scoperto una colonia di formiche, sopravvissute per 25 anni senza acqua o possibilità di riprodursi, in un bunker atomico in Polonia.

È successo nel 2013, quando l’archeologo Grzegorz Kiarszys dell’Institute of History and International Relations di Varsavia ha iniziato a studiare il sito rinvenuto nelle foreste polacche occidentali che, costruito durante gli anni Sessanta in quella che era di fatto una parte dell’Unione Sovietica, conteneva testate nucleari della potenza da 0.5 a 500 kiloton.

Si tratta di una struttura che, rimasta abbandonata da quando l’Urss ha smesso di esistere nel 1992, era sotto osservazione per le contaminazioni radioattive. Quando un gruppo di volontari sono entrati nell’area del bunker per studiare una popolazione di pipistrelli, come raccontato da Business Insider, ha fatto la sorprendente scoperta: una numerosissima popolazione di formiche rosse rimasta intrappolata nel pavimento del bunker, senza via di uscita.

In quella camera di cemento, dunque, non era possibile per le formiche poter reperire del cibo e, come verificato dagli entomologi, il formicaio non aveva nemmeno possibilità di riprodursi. Le formiche rosse sono solite suddividersi in gruppi e il più cospicuo è quello dei “lavoratori sterili”, mentre ad appartenere alla “casta riproduttiva” sono solo alcuni elementi. Nel gruppo specifico rimasto intrappolato nel bunker non vi erano formiche “regine” e nemmeno larve, il che ha fatto dunque supporre agli scienziati che la popolosa colonia fosse sopravvissuta, seppur affamata, grazie a uno speciale equilibrio mantenuto in tutti quegli anni.

Ma come sono finite nel bunker? Secondo la ricostruzione dei volontari queste sarebbero entrate nella struttura atomica tramite un tubo di ventilazione che, con la corrosione, ha fatto precipitare delle formiche nel pozzo. Queste, impossibilitate a risalire in superficie, nel corso del tempo hanno trovato la via della sopravvivenza.

Come? Con tutta probabilità attraverso il cannibalismo. Gli scienziati, infatti, nell’analizzare gli individui ormai cadavere, hanno notato che il 93 per cento di questi mostravano evidenti segni di essere stati mangiati dopo la morte. Una pratica che, in effetti, non è una novità per questa specie, dedita al cannibalismo anche in primavera, quando non ci sono molte scorte di proteine.

Dopo aver studiato questa incredibile prova di sopravvivenza per 25 anni, comunque, gli scienziati hanno lasciato un asse di legno verticale per permettere alle formiche di risalire in superficie.

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