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Extinction Rebellion a TPI: “Il pianeta sta morendo e il tempo sta per scadere, il governo smetta di fare politiche incompatibili”

"La nostra casa è in fiamme, ma abbiamo l'estintore. Usiamolo"

Di Cristiana Mastronicola
Pubblicato il 24 Set. 2019 alle 18:23 Aggiornato il 27 Set. 2019 alle 12:13
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Extinction Rebellion Italia lancia la settimana di ribellione

Nasce dal basso, da dieci persone e oggi ne conta migliaia e migliaia in tutto il mondo: Extinction Rebellion è un movimento internazionale fondato in Inghilterra in risposta alla devastazione ecologica causata dall’uomo.

Dentro ci sono attiviste e attivisti, ma anche scienziati e studiosi che hanno riconosciuto un problema sistemico che va oltre quello del cambiamento climatico e che tocca quello di una vera e propria estinzione in corsa ignorata dai più.

Era il 2018 quando Exinction Rebellion nasceva e capiva che l’unica azione efficacia per cambiare rotta era quella della disobbedienza civile nonviolenta. Il disastro climatico ed ecologico cui stiamo andando incontro può essere fermato, secondo gli attivisti di XR, ma è necessario che tutti si attivino. In primis i governi.

Nell’aprile del 2018 erano appena dieci persone, un anno dopo in diecimila si ritrovavano per le strade di Londra e bloccavano la città per dieci giorni. Il progetto ha superato presto i confini nazionali, mettendo le radici in mezzo mondo.

Azione non violenta, movimento inclusivo, disobbedienza civile, cultura rigenerativa: sono questi i pilastri attorno cui il movimento nasce, si sviluppa e cresce.

“I governi hanno fallito, nonostante decenni di avvertimenti da parte di scienziati, marce, petizioni eccetera. Niente è servito e siamo sempre più vicini al baratro. Nient’altro può salvarci se non un ribellione non violenta”, afferma a TPI Marco Bertaglia, coordinatore di Extinction Rebellion Italia.

Il metodo che si adotta è quello della disobbedienza civile di massa, ispirato ai grandi movimenti sociali e civici. Le rivendicazioni fatte al governo sono tre, e “si tengono insieme”, sostiene Bertaglia: la verità sulla situazione, quindi che il governo dichiari l’emergenza climatica ed ecologica; l’azione immediata per fermare la distruzione degli ecosistemi e della biodiversità e che allo stesso tempo si portino a zero per cento le emissioni di gas entro il 2025; andare oltre la politica, quindi che il governo dia luogo e sia guidato dalle decisioni di un’assemblea di cittadini.

Credit: Extinction Rebellio Italia

Obiettivi ambiziosi, ma, secondo il movimento, attuabili, anche in tempi brevi. “Non siamo naif, sappiamo che ci sono poteri economici e lobby che influenzano i governi, ma le rivendicazioni servono per richiamare il governo a essere quello che era anticamente, cioè l’espressione dell’interesse comune.

“Il tempo che resta per invertire rotta è davvero poco”, spiega ancora Bertaglia, dunque è questo il momento di attivarsi e agire. XR punta il dito contro il fallimento della democrazia rappresentativa e vuole la svolta: “Strutturalmente ha fallito. Il ciclo elettorale non ci porta a risolvere questo problema, quindi chiediamo che il governo istituisca e sia guidato dalle decisione di assemblee cittadine, per una democrazia deliberativa, di tutti”.

Per arrivare a raggiungere gli obiettivi, ER sceglie la via della disobbedienza civile di massa: “20mila-50mila persone, si va nella capitale, dove ci sono le elites, i poteri politici ed economici, si adotta una tecnica nonviolenta – in tutto, anche nell’interlocuzione verbale delle persone qualsiasi cosa succeda – e porta avanti a lungo. Non basta fare una marcia un giorno: deve essere un’azione continuativa, si deve creare un danno economico e difficoltà grandi”.

La scelta della nonviolenza è pragmatica, per ciò che è più efficace. Questo risulta da uno studio attento e preciso di 353 conflitti, violenti e nonviolenti, dal 1900 al 2006, dal quale viene fuori che l’azione nonviolenta ha funzionato nel 53 per cento dei casi, contro il 26 per cento dei casi delle lotte violente

“L’idea è quella dell’adesione pragmatica alla nonviolenza, a oltranza, perché crea un dilemma: devi infrangere le leggi, in massa, per creare un dilemma nelle autorità, che a quel punto dovrebbero reprimerti. La repressione ha sempre avuto un effetto boomerang: chi non partecipa alla fine si schiera per i repressi e non violenti.

Extinction Rebellion Italia accoglie la sfida

Da Londra all’Italia, dove la sfida di XR è stata accolta con entusiasmo. “Il 31 ottobre avevano fatto una dichiarazione di ribellione simbolica parlando di una crisi senza precedenti e dichiarandosi in aperta ribellione. Il giorno dopo mi sono messo in contatto con loro e abbiamo iniziato una serie di videoconferenze con francesi, tedeschi olandesi per portare questa ribellione all’estero”, racconta ancora Bertaglia.

“Siamo in 59 paesi in tutti i continenti, poco meno di 400 gruppi locali,più o meno grandi. In Italia ci sono diversi livelli: abbiamo delle piattaforme interne e oggi siamo circa 1800, ma quelli attivi sono qualche centinaia di persone”.

Credit: Extinction Rebellio Italia

Milano, Torino, Bologna, Roma e ancora Napoli, Genova e Firenze: i ribelli in Italia crescono, non senza difficoltà. Organizzarsi non è semplice e a mettere i bastoni tra le ruote è anche un humus culturale che non aiuta, ma XR Italia non si arrende. “Le persone interessate ci sono dappertutto, abbiamo un procedimento di espansione che prevede delle presentazioni pubbliche a cui si alternano piccole azioni e flash mob per far crescere le fila degli attivisti”, spiega ancora il coordinatore.

Intanto si avvicina la settimana della ribellione. Dal 7 al 13 ottobre XR Italia ha organizzato una serie di eventi e manifestazioni, ma anche Berlino, Amsterdam, Londra, Parigi, New York saranno al centro di questa sollevazione pacifica. In migliaia sono pronti a scendere in strada e compiere atti di disobbedienza civile non violenta per costringere i governi a dare finalmente una risposta adeguata alla crisi climatica.

A Londra si andrà avanti fino al 18 e ci si aspetta una manifestazione imponente: pezzi considerevoli della città saranno bloccati dai ribelli. “L’idea è quella di mandare un messaggio forte in concomitanza a livello globale e creare molto disturbo, danno e attirare l’attenzione. Il dilemma è creare la possibilità di infrangere la legge con la disobbedienza civile e creare arresti, come simbolo di quello a cui siamo disposti: siamo disposti a rinunciare alla nostra libertà perché niente altro ha funzionato. Siamo in crisi, siamo in pericolo e dobbiamo agire davvero. Questo attira altri ad agire con maggior coraggio e a far crescere così il movimento”, continua Bertaglia.

Le soluzioni per un mondo diverso, ecosostenibile e sano ci sono, ma continuiamo a scegliere la strada sbagliata. “Possiamo coltivare senza pesticidi, rispettando i cicli naturali: non è necessario farlo in maniera distruttiva come stiamo facendo, e invece continuiamo a darci la zappa sui piedi”. Ed è solo uno dei tanti esempi che Bertaglia e XR portano sul tavolo del confronto per convincere gli scettici ad agire.

Per questo Extinction Rebellion spinge per cambiare l’assetto organizzativo dei paesi: nelle assemblee cittadine avverrebbe uno scambio di conoscenze oggi impensabile. I saperi si fondono per salvare il pianeta.

“Bisogna cambiare tutto in profondità, lo dicono anche gli esperti del cambiamento climatico. Ci sono tanti problemi alla base, non basta cambiare le macchine e mettere i pannelli solari. Bisogna creare anche un aspetto di giustizia sociale che manca”, continua Bertaglia.

“Per cambiare tutto bisogna che ciascuno di noi sia pronto a fare dei sacrifici, capisca e decida di rinunciare a certe cose. Dobbiamo deciderlo insieme e se c’è la volontà può essere anche un processo veloce”, dice ottimista XR Italia.

“Prima fermi le emissioni, più tempo hai per trasformare l’economia. I cambiamenti sono radicali e profondi, è meglio decidere insieme. Non vogliamo ribaltare tutto, ma i sistemi possono coesistere spostando le decisioni verso tutti. Facciamolo, con una rivoluzione nonviolenta“. Il freno a mano tirato da parte dei governi c’è, secondo Bertaglia. E tutto gira attorno a motivazioni economiche, politiche, ma anche culturali: voglia di mantenere il potere, paura che non funzioni e anche ignoranza di non sapere come farlo funzionare”.

L’ultima immagine di Bertaglia è forte ed efficace: “La casa è in fiamme, ma abbiamo l’estintore. Usiamolo”.

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