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Cop25, salta l’accordo sulle emissioni di carbonio. Greta Thunberg: “Fallimento a Madrid, ma noi non ci arrendiamo”

Forte delusione di alcuni Paesi sulle negoziazioni relative all'articolo 6 dell'Accordo di Parigi, che riguarda la regolazione globale del mercato di carbonio

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 15 Dic. 2019 alle 13:32 Aggiornato il 16 Dic. 2019 alle 07:44
Immagine di copertina

Fallimento COP25, il commento di Greta Thunberg

Delusione di molti Paesi alla Cop25 di Madrid perché non si è riusciti a raggiungere un compromesso sull’articolo 6 dell’Accordo di Parigi, che riguarda la regolazione globale del mercato del carbonio, il nodo più difficile da sciogliere: Greta Thunberg ha espresso subito perplessità sul fallimento dei negoziati.

Dopo due ore di discussione nel corso dell’assemblea plenaria dei 196 Paesi più l’Unione Europea per il via libera al documento finale, alcuni delegati stanno ora intervenendo esprimendo la forte delusione su questo punto dell’Agenda dei lavori. Se ne dovrebbe riparlare a Bonn nel giugno 2020.

“Sembra che la COP25 di Madrid stia fallendo in questo momento. Nonostante la scienza sia chiara, viene ignorata. Qualsiasi cosa accada, non ci arrenderemo. Siamo solo all’inizio”, ha scritto su Twitter l’attivista Greta Thunberg, che proprio l’11 dicembre scorso è intervenuta nel corso dell’assemblea Plenaria, sottolineando come i governi continuino a fallire nel tentativo di agire sul clima in modo efficace, e che il compito di portare avanti la lotta ai cambiamenti climatici spetti alle persone.

Greta ha riportato il commento di un giornalista statunitense che si occupa di clima, David Wallace Wells, autore del libro: “La terra inabitabile”.

Secondo Greenpeace, la responsabilità del fallimento sull’articolo 6 risiede “ancora una volta negli interessi delle compagnie dei combustibili fossili e di quelle imprese che vedono in un accordo multilaterale contro l’emergenza climatica una minaccia per i loro margini di profitto”.

“Durante questo meeting – sottolinea Greenpeace in una nota – la porta è stata letteralmente chiusa a valori e fatti, mentre la società civile e gli scienziati che chiedevano la lotta all’emergenza climatica venivano addirittura temporaneamente esclusi dalla Cop25. Invece, i politici si sono scontrati sull’Articolo 6 relativo allo schema del commercio delle quote di carbonio, una minaccia per i diritti dei popoli indigeni nonché un’etichetta di prezzo sulla natura”, continua lo staff dell’associazione ambientalista.

“Ad eccezione dei rappresentanti dei Paesi più vulnerabili, i leader politici non hanno mostrato alcun impegno a ridurre le emissioni, chiaramente non comprendendo la minaccia esistenziale della crisi climatica”.

I governi “devono ripensare completamente il modo con cui conducono queste trattative, perché l’esito di questa Cop è totalmente inaccettabile”, dichiara Jennifer Morgan, direttrice esecutiva di Greenpeace International. C’era necessità, afferma ancora, “di decisioni che rispondessero alle sollecitazioni lanciate dalle nuove generazioni, che avessero la scienza come punto di riferimento, che riconoscessero l’urgenza e dichiarassero l’emergenza climatica”

I colloqui sul clima alla Cop 25 di Madrid dovevano terminare venerdì ma proprio a causa del mancato accordo sullo schema del carbonio sono stati prolungati, e entrati ormai nel loro quattordicesimo giorno. A tarda ora di sabato, la presidente della conferenza, la ministra cileno dell’Ambiente Carolina Schmidt, ha detto ai delegati già
stremati di tornare a riunirsi all’ 1.30 per esaminare i nuovi accordi elaborati dalla sua squadra, che non hanno soddisfatto diversi Paesi e le associazioni ambientalisti già da quando la prima bozza di documento è iniziata a circolare sabato 14 dicembre.

Il nodo centrale dell’articolo 6 riguarda le norme destinate a regolare i mercati internazionali del carbone e un sistema di investimenti per aiutare i paesi poveri
ad affrontare l’impatto economico dei cambiamenti climatici.

“Un debole incoraggiamento non sarà compreso dal mondo esterno” ha dichiarato Ola Elvestuen, ministro dell’Ambiente della Norvegia. “Trasmetterà il messaggio che non stiamo ascoltando la scienza”, ha aggiunto.

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