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Agrigento, esercitazioni militari nella riserva naturale di Punta Bianca: “Per colpa loro frane e proiettili in mare”. Ma l’esercito smentisce a TPI: “Noi non c’entriamo con i crolli e l’inquinamento”

Da 61 anni la zona di Punta Bianca, in provincia di Agrigento, è teatro di esercitazioni militari. L'associazione ambientalista MareAmico chiede ai soldati di trovare un altro posto. Ma l'esercito non arretra: "Mai valutato un ricollocamento"

Di Alan David Scifo
Pubblicato il 16 Gen. 2020 alle 19:49 Aggiornato il 16 Gen. 2020 alle 19:50
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Agrigento, esercitazioni militari nella riserva di Punta Bianca: è polemica

61 anni di spari nella fragile zona di Drasy, ad Agrigento. La collina nei pressi della zona di Punta Bianca, per cui è stata presentata la richiesta di tutela come riserva naturale, perde i pezzi mentre continuano le esercitazioni dei militari italiani e anche di quelli americani che fanno base a Sigonella. A cadere, per ultima, è stata una stradina utilizzata dagli stessi militari per raggiungere il poligono naturale. La denuncia che afferma la correlazione tra gli spari e i crolli parte dall’associazione MareAmico, che negli anni ha seguito la vicenda chiedendo una soluzione, ovvero lo spostamento delle esercitazioni in un luogo adatto.

Dopo 61 anni di spari e vibrazioni, infatti, la zona è oggi distrutta e, oltre ai crolli, presenta diversi crateri causati dall’impatto delle esercitazioni sul fragile terreno. Tutto questo nonostante le continue denunce e nonostante la zona si trovi nei pressi di Punta Bianca, bene candidato a divenire riserva naturale in una pratica che però è bloccata da 25 anni a causa del vincolo posto dai militari che oggi occupano il territorio.

La correlazione è però smentita dall’esercito italiano a TPI: “Non c’è alcuna correlazione provata tra la presenza dell’esercito e i crolli”, affermano i militari. “Vogliamo sottolineare che per noi i poligoni naturali sono essenziali, quindi li preserviamo con bonifiche prima e dopo le esercitazioni. Inoltre, grazie alla nostra presenza noi operiamo un controllo geografico e idrogeografico, tenendo sempre d’occhio la friabilità e la fragilità della zona, cercando di preservarla”.

Nessuna conferma arriva, per questi motivi, sullo spostamento dei militari in altra zona, una ipotesi annunciata dall’assessore regionale Toto Cordaro che diceva di essere vicino a un accordo con l’Esercito per un altro luogo sempre in Sicilia.

“Non abbiamo mai valutato una dislocazione e un ricollocamento”, dice un rappresentante dei militari. “Noi teniamo ai nostri poligoni, senza cui non ci sarebbe l’addestramento”.

Termina così la ricerca della nuova zona annunciata nel 2014, quando il caso arrivò in sede parlamentare. Uno dei temi sollevati dall’associazione ambientalista era anche quello dell’inquinamento in mare dei tanti proiettili ed esplosivi che finiscono in acqua durante le esercitazioni con i carri armati. Un inquinamento che fa indignare anche i pochi residenti nelle vicinanze.

“Noi operiamo con grande cautela”, dicono dall’Esercito. “Nessuno senza prove ci può contestare l’inquinamento, anche in Puglia ci rimproveravano di questo ma poi si è scoperto che Torre Veneri è una delle spiagge più pulite”.

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