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Un 91enne vende nespole. E Internet riesce a partorire una serie di banalità mostruose

Immagine di copertina
Credit: Francesco Mangialavori

C’è un uomo di novantuno anni che vende delle nespole in strada. Guardate attentamente questa foto. Bella foto. Poi – se avete tempo – leggete tutte le supercazzole che la rete ha potuto partorire, in mezza giornata, su questa immagine.

Poi leggete anche il commento lirico del fotografo che ha scattato la foto in un paesino della Calabria. E poi addentratevi, anche solo per un attimo, nell’ubriacatura di commenti che hanno portato questa immagine al centro del dibattito in un pomeriggio di giugno: “È la dignità del sud”. Anzi, no: “È il dramma della povertà del Sud”. Anzi no: “Il bello sono la vergogna celata e il pudore dell’uomo”. Anzi meglio: “Guardava per terra, poverino”.

Ma anche: “Era vestito elegante”. Oppure: “Le cose che colpiscono erano il fatto che fosse vestito elegante e guardasse per terra”. E ovviamente: “Bastardi, quest’uomo vive così e voi pensate solo agli emigranti”. E anche, con la variante ancora più demenziale: “Se non pensassimo agli immigrati, quest’uomo, a novantanni non sarebbe ridotto così!”. Certo, come no: colpa dei neri. Torno a guardare la foto: c’è un signore di novantuno anni che vende le nespole. Bella foto.

Calabria: la dignità di un uomo del Sud Italia in una foto diventata virale

Poi leggo quello che ha detto al Corriere della Sera Francesco Mangialavori, il fotografo. Secondo il collega del Corriere “è proprio lui a raccontare la vicenda che si nasconde dietro quella immagine”. La vicenda che si nasconde. C’è un signore, di novantuno anni che vende delle nespole. Bella foto. Cosa si nasconde, e dove?

Ma ecco il racconto del fotografo: “Stavo passeggiando per le vie di quel piccolo comune che portano al belvedere quando mi sono imbattuto in questa scena che non poteva passare inosservata”. Un signore che vende le nespole. Con la giacca. Appoggiato al muro. Che guarda per terra. Bella foto.

Il fotografo continua: “Questo signore non urlava, non voleva attirare a tutti i costi l’attenzione su di sé. La gente – aggiunge Mangialavori – si fermava a parlare con lui e capiva che essere lì era un modo per restare ancorato alla sua terra, per non dimenticare le tradizioni del suo passato. L’umiltà di quell’uomo è disarmante. È arrivato vestito elegante e ha appoggiato a terra le sue nespole, poi si è fatto da parte, guardava per terra. Ho scattato quella foto cercando di non disturbarlo, mi è venuto spontaneo”.

Così riguardo meglio la foto: c’è un signore di novantuno anni che vende le nespole. Bella foto. Ci sono anche delle cassette di plastica e una bilancia appoggiate ad un muretto. Bene. Bella foto. Ma perché avrebbe dovuto urlare il signore? Mi sfugge.

Mi diverte, questa discussione, perché capisco che in tempi di follia anche una bella foto può provocare un dibattito demenziale. E si capisce anche che talvolta i social facciano male. Anche il sole. Anche le nespole, se ne mangi tante. Ma il problema è che ormai il mondo virtuale prevale su quello reale, e diventa un caleidoscopio, una lente deformante che produce allucinazioni collettive.

In tutta Italia, ogni giorno, ci sono decine di migliaia di persone che vendono frutta in mezzo alle strade. Con le cassette. Con la bilancia. Molti di loro vendono nespole. Migliaia di persone che vendono frutta, e ogni tanto queste persone – per quanto a qualcuno che ormai il nodo lo vede solo su Facebook possa sembrare incredibile – guardano per terra. E sembrano malinconici.

Migliaia di loro sono anziani. Migliaia di questi anziani hanno una giacca indosso. E sono al nord e al sud, in campagna o in città, sono vecchi o giovani, sono silenziosi o chiacchieroni. Appoggiati al muro o seduti sulle sdraio. Il sud, il nord, l’età, il reddito, la malinconia e la sociologia non c’entrano un tubo.

C’è un signore, di novantuno anni, che vende delle nespole. Bella foto. Ma punto. Se pensate che questa immagine rappresenti la sofferenza del sud, la crisi del paese, il ritardo del meridione, il problema dell’immigrazione, la dignità, la rabbia e l’orgoglio, uscite subito dalla supercazzola virtuale o fatevi visitare da uno bravo. Oppure affacciatevi alla finestra.

E se ancora non vi basta prendete una cazzo di macchina – ovunque siate – e andate a Civita, in provincia di Cosenza. Nel parco del Pollino. E comprate tre stramaledetti frutti in quel vicolo. Dove c’è un signore di novantuno anni che vende delle nespole. Altrimenti state zitti che è meglio.

Perché questo signore di 91 anni con la giacca è vissuto così tanto, e bene, perché evidentemente non perde la testa sui social, e le nespole – invece che trasformarle in un simbolo del disagio – se le mangia.