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Corridoi umanitari, la donna che ha accolto una famiglia siriana a Cosenza: “Sono pronta a rifarlo”

Ha ospitato una famiglia di Aleppo arrivata in Italia grazie ai corridoi umanitari nel 2017. In un'intervista a TPI spiega perché ha deciso di ripetere l'esperienza

Corridoi umanitari siriani Cosenza | La donna che ha accolto una famiglia siriana a Cosenza | Accoglienza profughi siriani

“Prima dell’arrivo della famiglia siriana nel condominio erano tutti in allarme. Io ho detto: non vi posso garantire che tutto andrà alla perfezione, ma rischiamo insieme. Adesso sono nati grandi amori: l’incontro con l’altro aiuta sempre a tranquillizzarsi”.

Anna Pagliaro vive a Cosenza. Ha saputo dei corridoi umanitari attraverso la stampa. “Mi convinceva questo progetto, quindi ho aperto con la Comunità di Sant’Egidio un percorso di conoscenza e di prova che è durato alcuni mesi. Poi abbiamo rischiato. Si rischia sempre nella vita, perché non rischiare per questo?”

Oggi la scommessa di Anna è stata vinta. Due anni dopo aver aperto le porte del suo cuore a una famiglia di siriani armeni di Aleppo, ora diventati autonomi, lei ha deciso di continuare il percorso iniziato, accogliendo una nuova famiglia.

“Stavolta si tratta di una famiglia musulmana di Idlib”, spiega Anna a TPI, che l’ha incontrata all’aeroporto di Fiumicino prima dell’arrivo dei suoi nuovi ospiti: padre, madre e cinque figli (il più grande ha 10 anni, il più piccolo ha appena un anno).

Anche loro sono tra i 58 profughi siriani arrivati il 4 giugno 2019 all’aeroporto di Fiumicino, attraverso i corridoi umanitari organizzati dalla Comunità di Sant’Egidio insieme alla Federazione delle Chiese Evangeliche e alla Tavola Valdese, in accordo con i ministeri dell’Interno e degli Esteri.

Corridoi umanitari siriani Cosenza | La testimonianza di Anna Pagliaro

La prima famiglia ospitata da Anna è arrivata in Italia tramite un corridoio umanitario alla fine di febbraio 2017. Si tratta di siriani armeni che, in quanto tali, hanno una “doppia tragica storia di persecuzione”, come rievoca la loro ospite.

La famiglia è composta da padre, madre, 3 figli e dal fratello di lui. Ora i bambini hanno 15, 10 e 4 anni.

Per loro, Anna ha predisposto un appartamento in affitto. Dopo il corso di italiano, la famiglia si è perfettamente integrata e a poco più di due anni dal momento dell’arrivo è stata in grado di rendersi autonoma.

“Le bambine hanno ottimi risultati a scuola, sono inserite in parrocchia e con gli scout”, racconta Anna.

“L’esperienza è stata complessivamente molto positiva. Ci sono stati momenti difficili da affrontare, ma questo fa parte del percorso”, riconosce.

Come tutti i profughi che scappano dalle guerre, anche le persone che Anna ha ospitato hanno vissuto momenti tragici che le hanno segnate.

“La notte di capodanno quando noi facciamo i botti, per loro era come rivivere le bombe”, racconta. “Questo è stato molto chiaro ed è stato espresso. Allora noi siamo qui per dire: è possibile vivere anche nella pace. Le bambine quando sono arrivate mi si attaccavano al collo, per me questa era la ricompensa delle fatiche e delle difficoltà”.

Ma cosa l’ha spinta a prendere questa iniziativa?

“Ho voluto farlo perché ho sentito un senso di impotenza rispetto a ciò che stava accadendo”, risponde Anna. “Mi sono sentita interpellata”.

“All’inizio è stata un’avventura, un tuffo nel buio per me. Ero da sola, però sono venute fuori delle disponibilità inaspettate, sconosciute prima. Si sono aperte mano a mano delle porte importanti, significative, e questo mi ha incoraggiata ad andare avanti. Adesso c’è una piccola rete di supporto già in partenza, per la seconda famiglia. Non potevo dire: adesso ci fermiamo qui. Quello che è stato costruito mi incoraggiava ad andare avanti”.

Secondo Anna, l’azione – questo tipo di azione – aiuta a tranquillizzare chi oggi ha paura dei migranti.

“Giusto o sbagliato che sia, ci sono paure che vanno prese in considerazione”, dice. Ma a sgonfiarle non sono proclami o parole: “È l’azione che tranquillizza chi ha paura. Più si agisce e più si smontano le paure”.

Corridoi umanitari siriani Cosenza | Una nuova famiglia siriana a Cosenza

“Con questa nuova famiglia parto più supportata, mentre con la prima è stato tutto da costruire da zero. Però andata. Non me ne sono pentita, altrimenti non sarei qui oggi”, dice Anna.

Ora avrà un po’ di bambini a cui badare, ma questa – sottolinea – “è una benedizione, perché ci sono bambini a cui speriamo di riuscire a dare una risposta di serenità”.

Anche la nuova famiglia avrà una casa tutta per sé, ma stavolta in comodato d’uso. “Questa è una delle risposte maturate nel corso del tempo, con il lavoro fatto con la prima famiglia”, spiega Anna.

Lei si descrive come “una libera cittadina per cui è possibile osare”.

“Ho fatto un atto di fede, ci tengo a dirlo, ma il sostegno c’è stato”, dice. “La mia conclusione è che possiamo osare, perché poi l’aiuto da qualche parte arriva. Ero sicura che la Comunità di Sant’Egidio avrebbe potuto garantire un supporto, nel caso io non fossi riuscita. Ho rischiato un po’ sul sicuro”.

Il messaggio che vuole mandare, oggi è questo: “È possibile osare, ne vale sicuramente la pena”.

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