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La Camera boccia il taglio dell’Iva sugli assorbenti

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Iva assorbenti 2019 –  Il 14 maggio la Camera ha bocciato l’emendamento del Pd alla proposta di legge sulle semplificazioni fiscali per l’abbassamento dell’Iva sugli assorbenti.

Dopo una lunga discussione e con 253 voti contrari (e solo 189 a favore) i deputati hanno deciso che il costo di questo specifico prodotto sanitario resterà invariato.

La motivazione: ridurre l’Iva applicata agli assorbenti costa troppo.

“Il ciclo non è un lusso”: la petizione online contro l’Iva sugli assorbenti

Secondo quanto si legge nei calcoli redatti dalla Ragioneria, ha spiegato la presidente della Commissione Bilanco della Camera e relatrice del provvedimento Carla Ruocco, portare l’Iva dal 22 al 10 per cento avrebbe un costo di 212 milioni e di 300 milioni se si arrivasse al 5 per cento.

“Oggi i 5stelle hanno perso l’ennesima occasione per dimostrarsi autentici e non virtuali difensori delle pari opportunità”, è stato il commento della deputata Pd, Enza Bruno Bossio. Il nuovo stop ha ovviamente scatenato le reazioni di condanna delle opposizioni.

È la seconda volta che l’abbassamento dell’Iva applicato agli assorbenti è argomento di discussione in Parlamento.

Nella Manovra del popolo gli assorbenti sono un bene di lusso, il tartufo no

Un primo stop era arrivato in autunno, durante la discussione sulla legge di Bilancio, da parte della viceministra Laura Castelli, che aveva spiegato che non si poteva procedere con il taglio dell’Iva a causa del rischio di sanzione da parte dell’Ue.

Un’accusa che era stata in realtà rimandata al mittente dalla Commissione europea, che aveva invece fatto sapere che in sede comunitaria non esistesse alcun ostacolo contro l’abbassamento dell’Iva e che nessuno Stato membro è mai stato sanzionato per aver approvato una simile misura.

Il tema della riduzione dell’Iva sugli assorbenti era stato al centro del dibattito pubblico a fine 2018, quando Onde Rosa aveva lanciato una petizione sul sito change.org. diretta al ministro dell’Economia Tria.

La richiesta era la cancellazione della Tampon Tax, ossia l’imposta Iva al 22 per cento sugli assorbenti, nella legge di Bilancio. La petizione però non ha avuto seguito e – come detto – è stata bocciata una seconda volta.