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Save the Children: “Un bambino su 5 vive in aree di conflitto. Nel 2017 oltre 10mila uccisi o mutilati nei bombardamenti”

Il numero è in crescita di 30 milioni rispetto al 2016, e raddoppiato dalla fine della Guerra Fredda ad oggi

Immagine di copertina
Iraq, aprile 2018. Credit: Sam Tarling

Sono 420 milioni – uno su cinque al mondo – i bambini che vivono in aree di conflitto. Il numero è in crescita di 30 milioni rispetto al 2016, e raddoppiato dalla fine della Guerra Fredda ad oggi.

Questi dati sono contenuti nel nuovo rapporto di Save the Children “Stop alla guerra sui bambini, pubblicato in occasione dei 100 anni dalla nascita dell’organizzazione, nata all’indomani della prima guerra mondiale per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro.

Nel 2017 sono oltre 10mila i bambini che sono rimasti uccisi o mutilati a causa di bombardamenti, mentre si stima che almeno 100mila neonati perdano la vita ogni anno per cause dirette e indirette delle guerre, come malattie e malnutrizione.

In termini assoluti, l’Asia è il luogo dove vivono più bambini in aree di conflitto, pari a 195 milioni di bambini, un dato che scende a 152 milioni in Africa. In termini percentuali, invece, è il Medio Oriente a detenere il triste primato, con circa il 40% dei bambini che vivono in zone di guerre, pari a 35 milioni.

Circa 4,5 milioni di bambini hanno rischiato di morire per fame nel 2018 nei dieci paesi peggiori in conflitto: Afghanistan, Yemen, Sud Sudan, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo (RDC), Siria, Iraq, Mali, Nigeria e Somalia. Questi sono i paesi in cui i bambini sono stati i più colpiti dai conflitti nel 2017. Le violazioni dei diritti dei minori in queste aree si è triplicato dal 2010 ad oggi.

“Ogni guerra è una guerra contro i bambini, diceva la fondatrice di Save the Children Eglantyne Jebb cento anni fa. Oggi è più vero che mai. Quasi 1 bambino su 5 vive in aree colpite da conflitti, il numero di bambini uccisi o mutilati è aumentato. Dall’uso di armi chimiche, allo stupro, ai rapimenti, ai reclutamenti forzati, i crimini di guerra continuano a crescere e a rimanere impuniti”, spiega Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children.

“È sconvolgente che nel XXI secolo arretriamo su principi e standard morali così semplici: proteggere i bambini e i civili dovrebbe essere un imperativo, eppure ogni giorno i bambini vengono attaccati, perché i gruppi armati e le forze militari violano le leggi e i trattati internazionali. Milioni di bambini in Yemen stanno vivendo orrori indescrivibili a causa del conflitto. Colpiti per strada, bombardati mentre sono a scuola: sono bambini e bambine a cui è negata un’infanzia. Rimasti orfani, senza più una casa, senza più i propri cari. Tutto questo è inaccettabile”.

Lo stesso giorno, Save the children ha lanciato una petizione online contro le bombe italiane esportate e utilizzate dalla coalizione saudita per colpire obiettivi civili dello Yemen, provocando anche la morte di bambini.

“Uccidere bambini in un conflitto è vietato dal diritto internazionale umanitario. Inoltre la legge italiana sul controllo dell’esportazione importazione e transito dei materiali di armamento (L.185/90), proibisce l’esportazione verso paesi che violano i diritti umani. Per questo motivo Save the Children ha lanciato una petizione online per fermare immediatamente la vendita di armi italiane usate contro i bambini in Yemen attualmente prodotte presso la RWM, in Sardegna”, si legge nel comunicato.

Nello Yemen oltre il 90 per cento dei bambini vivono in zone dove l’intensità del conflitto è alta e dove le cause indirette della guerra sono state più devastanti: si stima che siano più di 85mila i bambini sotto i cinque anni morti per fame o malattie gravi dall’inizio del conflitto tre anni fa.

Qui il link per firmare la petizione.