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Caso Diciotti, tribunale dei ministri chiede rinvio a giudizio per Salvini. Il vicepremier: “Non ho paura”

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Il tribunale dei ministri di Catania ha richiesto l’autorizzazione a procedere in giudizio nei confronti del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, per il caso Diciotti per il reato di sequestro di persona. 

Il tribunale dei ministri ha quindi contraddetto la richiesta motivata di archiviazione della procura della Repubblica del capoluogo etneo, guidata da Carmelo Zuccaro.

“Ci riprovano” attacca Matteo Salvini in un video in diretta su Facebook. “Rischio da 3 a 15 anni di carcere per aver bloccato gli sbarchi dei clandestini in Italia. Non ho parole. Paura? Zero. Continuo e continuerò a lavorare per difendere i confini del mio Paese e la sicurezza degli italiani!”.

L’inchiesta era stata avviata dai procuratori di Agrigento per il caso dei migranti bloccati ad agosto a bordo della Nave Diciotti. Il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, e il sostituto Salvatore Vella, avevano inviato il fascicolo al tribunale dei ministri di Palermo, che lo ha successivamente girato a Catania.

Le ipotesi di reato per cui Salvini è stato indagato sono: sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio. Per queste accuse il ministro dell’Interno rischia dai 3 ai 15 anni di carcere.

Nonostante sia un ministro, Salvini infatti risponde comunque di fronte alla giustizia per eventuali reati commessi nell’esercizio delle sue funzioni.

Per procedere contro il ministro serviva il parere del Tribunale dei ministri, sezione specializzata del tribunale ordinario competente per i reati commessi dal presidente del Consiglio dei ministri e dai ministri nell’esercizio delle loro funzioni, i cosiddetti “reati ministeriali”.

A decidere per la richiesta di rinvio a giudizio è stato il collegio composto da tre membri effettivi e tre supplenti estratti a sorte  tra tutti i magistrati in servizio nei tribunali del distretto che abbiano da almeno cinque anni la qualifica di magistrato di tribunale o abbiano qualifica superiore.

A pronunciarsi, di fatto, contro il ministro sono stati i giudici Nicola La Mantia, Paolo Corda e Sandra Levanti che ora saranno chiamati a chiedere l’autorizzazione al Senato per procedere contro Salvini. Ed è a loro che il leader della Lega, in un video su Facebook, ha mandato “un bacione”.

Salvini e il rinvio a giudizio: la reazione

“Io non cambio di un centimetro la mia posizione. Barche, barchette e barchini in Italia non sbarcano”. Così il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha replicato in diretta Facebook alla notizia della richiesta di rinvio a giudizio.

“Se sono stato sequestratore una volta ritenetemi sequestratore per i mesi a venire”, ha aggiunto leggendo, dal suo studio al Viminale, l’atto inviatogli dalla Procura di Catania che ha chiesto l’autorizzazione a procedere per il caso della nave Diciotti.

“La difesa della patria è sacro dovere del cittadino” ha sostenuto. “Adesso la parola passera’ al Senato della Repubblica”.

Salvini e il rinvio a giudizio: cosa accadrà ora

Adesso la palla sul caso “Salvini-Diciotti” passa al Senato che dovrà esprimersi sull’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno.

Sarà un banco di prova per l’intero governo, come ha avvertito, tra le righe, lo stesso ministro: “Sono sicuro del voto dei senatori della Lega. Vedremo come voteranno tutti gli altri senatori, se ci sarà una maggioranza in Senato”.