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Padre Alex Zanotelli a TPI: “Migranti? Il problema è ben più grosso e riguarda la tribù bianca”

Dal caso Sea Watch al rapimento di Silvia Romano in Kenya, passando per il futuro di Riace. L'intervista di TPI al sacerdote missionario che ha vissuto in Africa e ora lavora nel rione Sanità di Napoli

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Credit: Alberto Pizzoli

Padre Alex Zanotelli: “Migranti? Il problema è ben più grosso e riguarda la tribù bianca” | Intervista al missionario che ha vissuto in Africa

Padre Alex, la situazione delle navi Sea Watch e Sea Eye sembra essersi risolta. Cosa pensa della soluzione adottata?

La mia reazione si può esprimere con una parola: dobbiamo solo vergognarci di come ci siamo comportati. Non si può tollerare che i governi giochino sulla pelle di povera gente, che è passata attraverso le torture e le violenze sessuali della Libia. Basta leggere l’ultimo rapporto Onu per rendersene conto.

Giocare sulla loro pelle per quasi 20 giorni è una vergogna, disumanizza queste persone. Disumanizzando loro ci disumanizziamo. Quello che sto vedendo è la disumanizzazione della società. Continuando così saremo pronti a sbranarci a vicenda, non ci sarà più né bene comune né società.

Parla di una responsabilità italiana nello specifico o di tutti gli stati europei?

Prima di tutto a livello italiano. È assurdo: si parla di porti chiusi ma non c’è neanche un decreto ministeriale, nulla di scritto, è tutto via tweet. A essere competente sarebbe Toninelli, ministro delle Infrastrutture, invece la politica estera la fa semplicemente Salvini. Ci mostrino il documento che blocca i porti, finora nessuno lo ha fatto.

Secondo: salvare la gente che si trova in pericolo in mare è uno ius gentium, un “diritto delle genti” come direbbe Tommaso D’Aquino. Invece ci stiamo comportando peggio delle bestie.

Invece Malta secondo lei ha fatto una figura migliore?

In questo caso sì, ma anche Malta si sta comportando male coi migranti. È la prima isola a essere direttamente interessata, sarebbe molto più semplice fare riferimento a loro, ma hanno sempre tenuto una politica di chiusura verso i migranti. Il problema non è solo italiano, è europeo. Anzi, magari fosse solo europeo. Basta vedere cosa sta succedendo questi giorni negli Stati Uniti: un governo sta andando in crisi per questo muro col Messico.

Come siamo arrivati a questo?

Siamo davanti a una cattiveria incredibile. Ma la mia impressione è che il problema sia ben più grosso.

È un problema della tribù bianca, che si sente minacciata ovunque. Per 500 anni la tribù bianca ha conquistato il mondo: abbiamo dato vita alla schiavitù, al colonialismo. Adesso iniziamo a percepire che siamo una minoranza, questi popoli stanno avanzando e ce li ritroviamo anche in casa. Vale per l’Australia, per gli Stati Uniti, per l’Europa, il Canada.

Quanto eravamo generosi con gli africani quando erano a casa loro! Gli italiani hanno fatto l’adozione a distanza… io ora chiedo loro: perché non la fate a vicinanza?

Nel suo ultimo libro “Prima che gridino le pietre. Manifesto contro il nuovo razzismo” (Chiarelettere, 2018), lei parla di un “nuovo razzismo”. In cosa è diverso – se lo è – da quello vecchio?

È una bella domanda. Il vecchio razzismo c’è sempre stato, ha sempre vissuto nelle varie società, ci sono sempre stati i “capri espiatori”. Potevano essere i rom, gli ebrei. C’è sempre stato in sottofondo.

Ora invece stiamo arrivando a un razzismo “cattivo”. C’è talmente tanta cattiveria espressa da gente come Salvini, Orban, che fa paura. La costruzione di muri, il rifiuto totale dell’altro, sotto molti aspetti è nuovo.

Non accogliere queste povere persone in balia delle onde, che hanno attraversato una situazione difficile in Africa, è di una cattiveria che solo oggi possiamo inventarci.

Certo, anche il razzismo che ha portato all’Olocausto è stato micidiale. Solo che lì era meno visibile, almeno apparentemente tanta gente poteva dire “non lo sapevamo”. Oggi invece arriva tramite la televisione nelle nostre case. Lo sappiamo tutti. E quasi la metà degli italiani – che passano per brava gente – appoggia Salvini in tutta questa storia. Questo è veramente grave.

Cosa ne pensa della disobbedienza dei sindaci dinanzi al decreto sicurezza?

Sono tra coloro che ritengono che la disobbedienza civile vada rispolverata in questo momento. I sindaci sono rappresentanti dello stato, della società civile, quindi devono stare attenti. Ma il rifiuto di obbedire, come reazione della collettività che rappresentano, diventa fondamentale in questo momento.

Piena solidarietà in questo senso a chi ha avuto il coraggio di opporsi, a cominciare dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando.

Più che i sindaci – che sono comunque esponenti politici – la disobbedienza dev’essere assunta concretamente dai cittadini.

I cittadini devono essere disposti a pagarne le conseguenze, perché si tratta di disobbedienza attiva, quindi si va in tribunale, per ricordare a tutti che c’è un’altra legge ben più importante. Qualcuno può chiamarla legge di Dio, qualcun altro “legge dell’umanità”. Per ricordare questo c’è bisogno della disobbedienza, come ha fatto Martin Luther King. È l’unica maniera per far capire determinate cose.

Qui l’intervista di TPI.it al sindaco di Palermo Orlando

Come giudica invece la posizione della Chiesa sul tema dei migranti?

Ringrazio papa Francesco perché è stato davvero una grande voce, anche col suo ultimo appello a proposito delle 49 persone che non venivano fatte sbarcare. Era arrabbiato quando l’ha fatto, si sentiva dalla voce.

Al contrario sento che le chiese italiane, ma anche le chiese europee, hanno una voce troppo flebile a questo riguardo. Invece dovrebbero essere in primo piano e dire no a questo razzismo, a queste leggi, a questa maniera di comportarsi.

È fondamentale che le chiese prendano posizione, perché sono portatrici di valori. Invece ormai molte chiese sono diventate parte della società in cui vivono: i valori della società diventano i valori di chi va in chiesa, e questo è grave. Il vangelo di Gesù di Nazaret è ben chiaro su certe cose, le chiese devono essere le prime a metterci la faccia e a pagare di persona.

Lei è intervenuto tempo fa alla conferenza con cui è stata lanciata la candidatura di Riace al premio Nobel per la pace. Come mai è stato criminalizzato il modello Riace e cosa si può fare per rilanciarlo?

Proprio in questo momento sono a Riace, dove giorno 12 ci sarà una conferenza stampa in cui presenteremo una fondazione che permetterà al progetto Riace di continuare, senza dipendere da soldi pubblici.

È chiaro che un’esperienza bella come quella di Riace non poteva che attirare gli strali di chi oggi è al potere. Se passa il modello Riace vuol dire che la politica italiana sui migranti è sbagliata. Non è solo Riace: abbiamo tanti di quei paesini sugli Appennini, sulle Alpi, che potrebbero davvero rivivere accogliendo queste persone. Tra l’altro l’Italia non sta più facendo figli, c’è bisogno di questa gente, come emerge anche dai dati di Confindustria. Ecco perché Mimmo Lucano è stato massacrato.

Ma c’è anche un altro aspetto da considerare: questa esperienza è nata in Calabria, dove chi controlla è la ‘ndrangheta. Se c’è un uomo che ha lottato contro la ‘ndrangheta è proprio Mimmo Lucano. E lo ha fatto in tante maniere. È chiaro che questo non poteva continuare così, e lo hanno fatto fuori.

In una regione come la Calabria, dove la ‘ndrangheta ha stravinto, diventando la più potente organizzazione mafiosa al mondo, mi chiedo: è mai possibile che la magistratura se la prenda con un uomo a cui hanno trovato solo 300 euro, setacciando tutto quello che aveva? È mai possibile che abbiano speso anni e anni per ascoltare tutte le telefonate di Mimmo Lucano e mettere sotto torchio un uomo che ha lottato contro la ‘ndrangheta? C’è qualcosa che non va.

Qui la video intervista di TPI.it a Mimmo Lucano

Lei è stato per anni missionario in Africa. Che idea si è fatto sul rapimento di Silvia Romano in Kenya e sulla scomparsa di Luca Tacchetto in Burkina Faso?

Per quanto riguarda Silvia, fin dall’inizio ho avuto l’idea che quel rapimento ha a che fare con la Somalia, anche se non ho prove. Ho visto poi dai media che il rapitore aveva connessioni con Al Shabaab della Somalia. Secondo me Silvia è stata presa per essere data in mano agli Shabaab. Uno dei miei sospetti è che gli Shabaab non siano molto contenti per quello che l’Italia fa in Somalia, potrebbe essere un modo per far pressione sul governo italiano. Ringrazio davvero questa povera ragazza, che è stata insultata sul web. Invece è bello vedere giovani che sono capaci di fare quello che ha fatto questa ragazza e dare una mano a chi sta soffrendo. Siamo davvero grati a persone come Silvia.

Per quanto riguarda il Burkina Faso, ho l’impressione che quella sia una zona estremamente pericolosa per Boko Haram. Lì loro hanno continuato a fare rapimenti, è una delle zone più infestate da Boko Haram, che sta continuando a uccidere e massacrare, nonostante la concertazione militare tra vari paesi. Ho molta paura che si tratti di un rapimento di Boko Haram, perché questa gente non scherza.

La mia paura è che purtroppo lo Stato italiano stia giocando col fuoco. Ho la netta impressione che prima o poi – forse più prima che poi – avremo a che fare con un’altra costituzione di uno stato Isis proprio in quella zona, la zona Saheliana. Ci sono troppe correnti jihadiste, quaediste, dell’Isis.

Se davvero si formasse uno stato territoriale dell’Isis in zona Saheliana noi saremmo sotto scacco, sotto grossa minaccia, perché siamo dirimpettai, li avremmo sotto casa. Cominciamo a fare una politica seria, non mandando soldati in Niger senza che questo stato lo sapesse. Purtroppo c’è una politica italiana che non fa altro che aizzare rabbia e malcontento, perché facciamo solo i nostri interessi, non guardiamo al bene comune e al bene dell’Africa, che va sprofondando sempre di più.

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