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Sul Global Compact il governo rischia (davvero) di spaccarsi

Dopo le pressioni "da destra" il patto Onu sarà sottoposto al voto del Parlamento. E sarà bagarre in Aula

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ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images

Immigrazione, sul Global Compact il governo rischia davvero di entrare in crisi. Ed è già scontro tra Lega e Movimento 5 stelle dopo la decisione di sospendere la firma e la conseguente ratifica del patto Onu sui migranti, con tanto di assenza italiana alla Conferenza di Marrakech.

Le posizione di Lega e Movimento 5 stelle, su questo tema, sono opposte. Da un lato il Carroccio, che – ha spiegato Salvini in aula – vuole “fare come la Svizzera”. Dall’altra chi, come il deputato e presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, Giuseppe Brescia, ritiene il patto da sottoscrivere “assolutamente”.

In mezzo, le forze di opposizione di destra con Giorgia Meloni che accusa Matteo Salvini di portare avanti una sorta di “gioco delle tre carte”. Fratelli d’Italia ha infatti presentato una mozione, bocciata anche dalla Lega, per dire “semplicemente no” al Global Compact.

Ogni decisione sulla sottoscrizione del patto, è la posizione del governo, verrà presa dopo un apposito dibattito parlamentare. E qui potrebbe verificarsi il primo voto “a sinistra” dall’insediamento della maggioranza gialloverde.

Con i voti di Movimento 5 stelle, Liberi e Uguali e Partito democratico passerebbe il sì alla ratifica del Global Compact. Ed è questo che ha fatto infuriare, da destra, Giorgia Meloni.

Perché mentre Salvini e la Lega sono, ovviamente, contrari alla ratifica del patto Onu il Movimento 5 stelle ha ormai preso la direzione opposta. E una delle voci più ascoltate tra i “gialli” sul tema migranti, Giuseppe Brescia, ha lanciato un chiaro messaggio: “Il global compact va sottoscritto assolutamente”.

Un concetto ribadito, tramite un messaggio su Facebook, postando le parole del ministro Enzo Moavero Milanesi che il 28 novembre ha risposto in aula a un’interrogazione a risposta immediata.

“Abbiamo bisogno di una gestione globale dell’immigrazione” ha avvertito Brescia. “L’Europa ha fallito e ha lasciato da soli i singoli Stati. Ora che facciamo? Rifiutiamo un tentativo più ambizioso? Non vedo perché non si debbano valutare ora attentamente le proposte del GlobalCompact per una migrazione sicura, ordinata e regolare”.

Il Ministro ha spiegato cosa prevede il Global Compact. O meglio, cosa c’è di positivo in questo patto per il governo gialloverde: “I principi di responsabilità condivisa, di partenariato con i Paesi di origine e di transito e la necessità di contrasto ai trafficanti di esseri umani”. Sono “esattamente le stesse cose che chiediamo all’Unione Europea” sottolinea Brescia.

Ora bisogna capire chi avrà più peso parlamentare tra Lega e Movimento 5 stelle. I numeri, ma si tratta solo di un pronostico, dicono M5s. Per questo il voto parlamentare sul Global Compact sarà un momento centrale per le sorti del governo giallo-verde. E non solo sul tema migrazioni.

Cos’è il Global Compact su immigrazione

Principi centrali del Global Compact for Migration sono:

  • la lotta alla xenofobia
  • la lotta allo sfruttamento
  • il contrasto del traffico di esseri umani
  • il potenziamento dei sistemi di integrazione
  • assistenza umanitaria
  • programmi di sviluppo
  • procedure di frontiera nel rispetto del diritto internazionale, a iniziare dalla Convenzione sui rifugiati del 1951

Global Compact | “Gli apporti positivi dei migranti”

Uno dei principi più invisi alle forze politiche di destra, a partire dagli Usa di Donald Trump, è quello che chiede “il riconoscimento e l’incoraggiamento degli apporti positivi dei migranti e dei rifugiati allo sviluppo sociale”. Il Patto prevede inoltre un maggiore sostegno ai Paesi e alle comunità che ospitano il maggior numero di rifugiati.

Global Compact | I Paesi contrari

Resistenze, però, soprattutto con i vari cambi di colore dei governi, sono arrivate da diversi Paesi che hanno firmato il documento nel 2016. Dagli Stati Uniti di Donald Trump ai cosiddetti Paesi del Gruppo di Visegrád (Polonia, Repubblia Ceca, Slovacchia, Ungheria). A questi si sono aggiunti Austria, Bulgaria, Svizzera e Polonia.